libri sullo sport
-

Luigi Gedda nella storia della Chiesa e del Paese
Il volume curato da Ernesto Preziosi restituisce spessore all’uomo dei Comitati civici. Ma del CSI che fondò nel 1944 quasi non si parla.
-

La finale che finì in riva al mare
Dal campo di sabbia del quartiere Ciano alle finali nazionali Csi del 1963. A Rimini quei ragazzi videro il mare per la prima volta: è il dettaglio che rovescia il senso di una finale.
-

Il maestro di Formia
Nel 1962 Mario Belardinelli aprì due campi da tennis dentro la Scuola nazionale di atletica di Formia. Da lì sono passati Panatta, Bertolucci e Zugarelli: il ritratto di un allenatore che pensava il tennis a partire da come si corre.
-

Molto prima del CSI, Gedda aveva già trovato lo sport
Nel 1931, tredici anni prima del Centro Sportivo Italiano, il giovane medico Luigi Gedda dedica allo sport un libro intero.
-

Lo zoologo negli spalti: il calcio letto come una tribù
Nel 1981 Desmond Morris entrò in uno stadio come in una foresta sconosciuta e descrisse il calcio come farebbe un antropologo con una tribù remota. Rileggere «La tribù del calcio», oggi, significa chiedersi che cosa teniamo insieme dentro quel rito.
-

Una fiaccola dentro una latta
Nel 1944 i Giochi ufficiali saltarono per la guerra. Eppure a Roma liberata, a Losanna e persino nei lager qualcuno li celebrò lo stesso.
-

Il tennis che non si gioca
Giulia Della Cioppa ha giocato a tennis da bambina. Nel suo romanzo la racchetta serve a raccontare un padre più che una carriera.
-

Il pallone e il suo padrone
In «Il calcio è potere» Luca Pisapia legge la storia dei Mondiali come storia del dominio. Un saggio documentato e ostinato, che si apre al gioco gratuito soltanto nelle ultime pagine: proprio dove comincia il lavoro di chi educa.
-

Agôn: lo sport, il merito e l’arbitro
La grande mappa del gioco — competizione, azzardo, finzione, vertigine. Per Caillois lo sport è agôn: la forma pura del merito, fondata sull’uguaglianza costruita e sull’arbitro riconosciuto.
-

Lo sport che ha smesso di giocare
Huizinga scrisse che la civiltà nasce dal gioco, ma che lo sport moderno ha in gran parte smesso di giocare. Un verdetto severo che chi allena ed educa non può ignorare.