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Luigi Gedda nella storia della Chiesa e del Paese

Copertina di «Luigi Gedda nella storia della Chiesa e del Paese», a cura di Ernesto Preziosi (Ave, 2013)
Ernesto Preziosi (a cura di), «Luigi Gedda nella storia della Chiesa e del Paese» (Ave, 2013).

Quattrocento pagine curate da Ernesto Preziosi per restituire spessore a Luigi Gedda, l’uomo dei Comitati civici e il fondatore del Centro Sportivo Italiano.

Un dettaglio biografico dovrebbe stare in apertura di ogni discorso su Luigi Gedda e invece resta quasi sempre in nota: l’uomo che nel 1948 mobilitò diciottomila Comitati civici per strappare l’Italia al Fronte popolare era, di mestiere, un genetista. Studiava i gemelli. Passò cinquant’anni a interrogarsi su quanto di noi sia scritto in partenza e quanto si giochi nell’incontro con l’ambiente. È difficile non vedere in quella ricerca la stessa questione che lo attraversò nell’altra metà della sua vita: se l’identità di un popolo sia un destino o una costruzione, e se si possa organizzarla.

Il volume curato da Ernesto Preziosi per l’Editrice Ave – 414 pagine, esito del lavoro promosso dall’Isacem attorno all’archivio personale di Gedda – nasce esattamente da questa domanda: chi era davvero l’uomo che il racconto pubblico ha ridotto a una funzione, il grande organizzatore, il crociato dei Comitati civici. Preziosi mette insieme storici di solido mestiere – Walter Crivellin, Fulvio De Giorgi, Mario Casella, Francesco Sportelli, Francesco Malgeri tra gli altri – e articola il materiale in quattro movimenti: la vocazione ecclesiale e l’impegno giovanile, il rapporto con la politica e i Comitati civici, l’associazionismo con i suoi strumenti e le sue invenzioni, infine la collocazione di Gedda dentro un mondo cattolico assai meno compatto di quanto la memoria collettiva suggerisca.

Il pregio maggiore sta proprio nel primo movimento, quello che di solito si salta. Gedda arriva alla presidenza della Gioventù Italiana di Azione Cattolica nel 1934, in pieno fascismo, e la tiene fino al 1946: dodici anni in cui una generazione di ragazzi trova nell’associazione uno spazio di formazione che non è il littorio. Da lì nascono l’Opera dei Ritiri, le Giornate della gioventù, i pellegrinaggi di massa, e nel 1944 – con Roma appena liberata, il Paese ancora spaccato in due – il Centro Sportivo Italiano. È un fatto che merita di essere pesato: mentre si combatte, un uomo di quarantadue anni decide che la ricostruzione passa dal mettere in piedi campionati per ragazzi. Ne conserverà la presidenza fino al 1960. Chi oggi lavora nello sport educativo di matrice cattolica cammina, che lo sappia o no, dentro un’intuizione sua.

Il secondo movimento è quello che ha fatto la fama di Gedda, e la storiografia lo ha frequentato a lungo. I Comitati civici del 1948 e la vittoria democristiana con quattro milioni di voti in più rispetto al 1946. Poi l’operazione Sturzo del 1952, l’ipotesi di lista romana con missini e monarchici, il veto di De Gasperi. E il 1954, le dimissioni imposte a Mario Rossi contro la volontà di Montini: il momento in cui la frattura tra due modi di intendere il laicato – mobilitazione contro maturazione, esercito contro coscienza – diventa insanabile. Gedda perde quella partita nel lungo periodo. Otto anni dopo si apre il Concilio, e parla un’altra lingua.

Il limite del volume è quello, congenito, delle opere collettive: la giustapposizione dei saggi non produce automaticamente una sintesi, e il lettore che cerchi una biografia unitaria dovrà costruirsela da sé attraverso i contributi. C’è poi una prudenza diffusa, comprensibile in un lavoro promosso da istituzioni vicine all’Azione Cattolica, che a tratti smussa gli spigoli: sulla natura del rapporto con Pio XII, per esempio, o sull’uso politico di strutture nate per l’apostolato, ci sarebbe stato spazio per un affondo più netto.

Resta il merito che conta: restituire spessore a una figura che era diventata un’etichetta. Gedda non è l’integralista di maniera né il pioniere incompreso. È un uomo che ha creduto fino in fondo a una Chiesa capace di plasmare la società attraverso l’organizzazione, e che ha visto quel modello tramontare mentre era ancora in piena attività. A quel modello è sopravvissuto quarant’anni, tornato al suo istituto di genetica, dove ha lavorato fino a novantasette anni. Muore a Roma nel settembre 2000, in un’Italia che non era più la sua.

Un volume utile a chi voglia capire da dove viene l’associazionismo cattolico italiano. Chi cerchi il Gedda dello sport, però, resterà a mani vuote: in quattrocentoquattordici pagine il Centro Sportivo Italiano poco è citato e nessun saggio gli è dedicato. È la lacuna più vistosa di un lavoro per il resto documentatissimo, e la misura di quanto quella fondazione resti fuori dal canone storiografico.

La scheda

Titolo: Luigi Gedda nella storia della Chiesa e del Paese
Curatore: Ernesto Preziosi
Editore: Editrice Ave
Anno: 2013
Pagine: 414
ISBN: 9788882847999
Prezzo: 30,00 euro

L’archivio

Le carte personali di Luigi Gedda sono conservate a Roma dall’Isacem, l’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI, che le ha ricevute in donazione fra il 2002 e il 2014. Il fondo conta 460 buste e copre gli anni dal 1934 al 1997. Nel 2003 è stato dichiarato di notevole interesse storico dal Ministero per i beni e le attività culturali. Il fondo è liberamente consultabile previa autorizzazione della direzione dell’Istituto

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