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Il tennis che non si gioca

In “La mancina” un padre cresce la figlia per farne una campionessa e l’attesa che ripone in lei diventa una gabbia.

Giulia Della Cioppa ha giocato a tennis per più di dieci anni, da bambina e da ragazza. Poi ha smesso e di quegli anni per parecchio tempo non ha parlato quasi con nessuno. Il suo secondo romanzo, La mancina, nasce da lì, dal bisogno di tornare su una cosa lasciata a metà. Il curioso è che il tennis, nel libro, si vede pochissimo. C’è, ma sullo sfondo: davanti ci sono una figlia e suo padre.

La bambina si chiama Aleni. Il padre, Nico, la guarda giocare da dietro la rete, sicuro che sia una predestinata. È lui a decidere che quella sarà la sua vita. E qui comincia il nodo del libro che poi è un nodo che conosce chiunque abbia accompagnato un figlio a un allenamento: quando l’entusiasmo di un genitore smette di essere sostegno e diventa un peso. Aleni è brava perché il padre la crede speciale. Ma quel modo di guardarla che all’inizio la fa sentire unica, col tempo le si stringe addosso. Staccarsi vorrebbe dire tradirlo. Restare vuol dire inseguire un desiderio che, a guardarlo bene, è più suo che di lei.

L’autrice non spiega niente di tutto questo. Lo fa passare attraverso il corpo di Aleni, cresciuto sulla terra rossa a forza di ripetizioni, abituato presto alla fatica e alla regola. È il corpo, nel romanzo, il punto in cui una persona diventa fragile: ci passa la disciplina, ma anche la paura, e il desiderio che non si riesce a dire.

A un certo punto la scrittrice ha detto una cosa che tiene insieme il libro e il mestiere che ha scelto dopo la racchetta: l’isolamento di chi gioca a tennis, ha spiegato, non è diverso da quello di chi scrive.

Il tennis è lo sport più solitario che ci sia. Non hai compagni, non passi la palla a nessuno, il primo avversario sei tu. Chi scrive lo sa bene: si sta soli davanti alla pagina come in fondo a un campo, e i conti, alla fine, si fanno sempre con sé stessi.

Vale la pena leggerlo. In questi anni il tennis italiano ha riempito gli stadi e intorno alle racchette è spuntata una piccola libreria di saggi, storie, ricordi. Della Cioppa ci mette la finzione che è la strada meno battuta e la usa per arrivare dove le interviste si fermano: nella testa di una ragazzina che ancora non sa se quel sogno le appartiene. Lo sport, per una volta, è materia con cui si racconta una ferita, quella che tanti, sui campi veri, si portano addosso senza darle un nome.

La scheda

Titolo: La mancina
Autrice: Giulia Della Cioppa
Editore: Bompiani
Anno: 2026 — Pagine: 256 — Prezzo: 17,10 €
Esordio: Ventre (Alter Ego, 2022)

L’autrice. Giulia Della Cioppa, casertana, è una delle voci più recenti della narrativa italiana. Ha esordito nel 2022 con Ventre (Alter Ego), romanzo cupo e teso. La mancina è il suo secondo libro e nasce dagli anni in cui ha praticato il tennis a livello agonistico.

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