Trent’anni dopo i due ori di Atlanta, Antonio Rossi guida la Federcanoa e indica dove sta il valore di un campione: l’esempio più delle medaglie.
Ad Atlanta 1996 Antonio Rossi conquistò due ori olimpici: il K1 500 metri e il K2 1000 con Daniele Scarpa. Oggi, presidente della Federazione italiana canoa e kayak, riassume quella carriera con una frase misurata: l’eredità più importante è l’esempio.
Detta così, resta una formula comoda che però diventa seria per due ragioni. La prima è la coerenza: già nel 2000, al Giubileo degli Atleti, Rossi lesse a Giovanni Paolo II l’impegno a essere “esempio per le nuove generazioni”. A venticinque anni di distanza ripete la stessa idea, e questo toglie alla parola il sapore dello slogan. La seconda è che ne precisa il contenuto: parla di un metodo. Racconta di aver raggiunto la vetta con il lavoro e la preparazione mentale – la sera prima della finale visualizzava il traguardo – partendo da doti fisiche ordinarie. Un talento descritto così diventa imitabile e quindi trasmissibile.
Il passaggio interessante è proprio questo: da atleta a dirigente, l’esempio prende la forma di strutture. Nel suo ruolo federale, Rossi indica progetti come “Giochi di Pagaie” per la canoa nelle scuole e il dragon boat delle “donne in rosa”, dedicato alla riabilitazione dopo il tumore al seno. La vittoria personale si allarga così a chi, dallo sport, riceve altro: salute, appartenenza, una porta aperta.
C’è infine una lettura più larga, che tocca l’equità. Rossi osserva che praticare sport pesa sempre di più sui bilanci familiari, e propone di portare attività seria dentro le ore di scuola. È il punto in cui l’esempio diventa questione di sistema: rendere accessibile a molti ciò che oggi dipende dalle possibilità di ciascuno. La stessa logica illumina un dettaglio: Rossi ha ereditato la guida della federazione da Luciano Buonfiglio, altro canoista, oggi al vertice del CONI. Una disciplina che forma dirigenti oltre che campioni conferma, nei fatti, la tesi di partenza.
Il palmarès olimpico
- Barcellona 1992: bronzo nel K2 500 m (con Bruno Dreossi).
- Atlanta 1996: oro nel K1 500 m e oro nel K2 1000 m (con Daniele Scarpa).
- Sydney 2000: oro nel K2 1000 m (con Beniamino Bonomi).
- Atene 2004: argento nel K2 1000 m.
Dall’acqua alla dirigenza
- Nato a Lecco nel 1968, atleta delle Fiamme Gialle dal 1988.
- Portabandiera dell’Italia a Pechino 2008, primo canoista alfiere azzurro ai Giochi.
- Assessore e sottosegretario allo Sport in Regione Lombardia; poi in Fondazione Milano Cortina 2026.
- Dal 2025 presidente della Federazione Italiana Canoa e Kayak (mandato 2025-2028).

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