salvadanaio taglio

Carissimo $port… quanto mi costi!

Lo sport dei figli è una pratica molto buona e salutare, ma può costare fino a 2mila euro l’anno. Detrazioni e bonus esistono, ma risultano poco incisivi sul bilancio familiare.

Dipende da quale palestra o piscina si sceglie ed in quale città o paese si vive, ma il prezzo medio di un corso bisettimanale varia tra 20 e 110 euro al mese. L’attività sportiva, in questi termini, giova alla salute ma un po’ meno al portafoglio.

Giovani atleti in percentuale: il 74,8% del totale tra 6 e 10 anni e il 75,6% tra 11 e 14 anni. Dai dati Istat sulla pratica sportiva (2024, ultimo aggiornamento), un minore su tre tra 6 e 10 anni risulta impegnato in allenamento, tre o più volte a settimana. Stessa frequenza con maggior età, tra gli 11 e i 14 anni. Chi non pratica attività sportive organizzate, dichiara di non farlo per mancanza di interesse o di tempo, ma c’è anche chi rinuncia per motivi economici.

Detrazioni che non bastano: e adesso?

Le misure di sostegno stanziate dal governo risultano insufficienti e sarebbe il caso di pensare a qualche soluzione. Forse non andrebbe scartata l’ipotesi di praticare attività sportiva senza necessariamente dover pagare, ad esempio, l’iscrizione a una scuola calcio. Magari si rinuncia anzitempo al sogno di diventare un campione, ma il giovamento al corpo e allo spirito può essere perseguito anche con la partitella tra amici. I pali delle porte segnalati con i maglioni e il pallone rattoppato (…vabbè sono cose del secolo scorso, ma hanno funzionato).

Speriamo certamente, insieme alle famiglie che di problemi economici ne hanno anche senza costi sportivi aggiunti, che crescano bonus e sgravi: per lo sport, per il lavoro, per la salute e per quanto necessario a migliorare il proprio tenore di vita.

Ma uno sport a costi contenuti, potrebbe trovare maggior attenzione?

Lasciamo il romantico campetto con i maglioni a segnalare le porte e immaginiamo una politica di finanziamenti meglio ripartiti tra federazioni sportive agonistiche ed enti di promozione sportiva. Proviamo a pensare più al beneficio (qualità di vita) dello sport per i giovani e meno al beneficio delle tessere (quantità di guadagno) degli affiliati.

La percentuale di chi pratica attività sportive senza il sogno di diventare famoso è certamente molto alta. Aumenta con il numero di chi alla prima selezione vede spegnersi il suddetto sogno. Gli enti di promozione sportiva avrebbero quindi il prezioso compito di garantire sport sano e organizzato ad una considerevole fetta di popolazione (giovane e meno giovane), a costi più accessibili.

Il $port che dimentica la propria missione

Le cose vanno tuttavia per altri lidi e lo sport si preferisce praticarlo come “$port”. Così, nelle federazioni, c’è chi lamenta che un certo numero di praticanti, di una determinata disciplina, venga indirizzato verso gli Enti di Promozione Sportiva. Sembrerebbe un giusto criterio, per favorire l’attività sportiva, con tempi, modi e costi maggiormente accessibili. Invece è considerata una tendenza critica da sovvertire.

E gli Enti di Promozione Sportiva che fanno?

Non sarà mica che, al proprio livello, vanno a caccia di tessere (quantità di guadagno), dimenticando i valori dello sport (qualità di vita). Chissà?

Il rischio c’è e una politica economica più attenta ai valori umani e sociali e meno dedita a fare cassa, potrebbe aiutare sia gli enti di promozione sia le federazioni agonistiche, a svolgere il proprio compito senza dimenticare le proprie finalità.

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