arco

TIRO SENZ’ARCO

ATLETA (FORSE) MA NON SPORTIVO. SENZA DIGNITÀ LO SPORT DEGENERA. Le attività sportive paralimpiche hanno una certa aura nobile. Impressiona la vista di atleti e atlete che sconfiggono, in modo molto eloquente, marcati limiti fisici e psichici.

Purtroppo non è tutto oro quel che luccica, soprattutto se sta sulle medaglie e ingolosisce atleti e dirigenti. Può anche succedere che si tolleri, in nome della resa agonistica, che fuori dal campo l’atleta sia sessualmente molesto o troppo inopportuno nella sfera relazionale. Se l’atleta fa guadagnare punti si chiude un occhio, come quando si fa tiro con l’arco. Restando nella metafora del tiro a segno, vi possono essere casi in cui, persa la dignità sportiva dell’arco, le frecce continuino a essere scoccate e a fare danni a quanti, donne e uomini, vengano colpiti.

Nelle discipline agonistiche (soprattutto a livello di Olimpiade) i risultati sono molto importanti, ma non devono oscurare quella nobile azione umana che chiamiamo “sport”. Se questo scompare restano tracce poco umane, talvolta squallide, delle cui conseguenze magari si verrà ad occupare la magistratura ordinaria. Tracce di attività sportive, certificate, codificate e premiate, ma non è più sport. Non possiamo separare l’agire agonistico sportivo dall’essere umano che lo pratica. Non possiamo ridurre questa meraviglia dell’agire umano, alla somma dei punti ottenuti nel tiro al bersaglio.

Anche se può non piacere, l’educazione e il rispetto sono essenziali per chi pratica una disciplina sportiva. Sono attenzioni che non risultano solo da pacate riflessioni, ma trovano posto in codici e regolamenti sportivi.

Se sono dimensioni che appartengono a chi pratica uno sport, andrebbero allenate insieme alle prestazioni agonistiche (pensiero dedicato agli allenatori) e anche determinate ed esigite nelle società sportive (pensiero dedicato ai dirigenti).

Leggi anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *