Mens sana in corpore sano… recita un antico adagio. Senza dubbio un corpo sano favorisce la salute generale della persona.
Proviamo a invertire gli elementi e domandiamoci cosa una mente sana potrebbe fare per la salute del corpo.
Va da sé l’importanza della ragionevolezza a tutela della salute. Una soglia forse invisa agli sport estremi, ma comunque bagaglio fedele di ogni persona sana di mente.
Scandagliamo ancora le profondità meravigliose dell’essere umano pensante. Tutte le culture conoscono la “meditazione”, nelle più svariate e fantasiose pratiche. Si tratta di un elemento talmente umano che sarebbe rischioso trascurare o sminuire. Non possiamo escluderlo dalla nostra dedizione a ciò che chiamiamo “sport”.
È possibile meditare sulle attività sportive, riflettere sui valori che le definiscono. Talvolta, invece, meditiamo, mestamente, sui tradimenti che attentano la nobiltà della pratica sportiva, riducendola a prodotto commerciale, strumento di potere, vanità dell’emergere egocentrico.
Ci interessa però qualcosa di più connesso all’essere sportivi. Crediamo che ci sia una meditazione utile da fare proprio mentre si pratica un’attività sportiva.
Non vogliamo certo intasarci la mente anche quando corriamo, giochiamo, sudiamo, nelle occasioni preziose in cui la liberiamo da pesi e fatiche. Non useremo certo dei libri per meditare “sportivamente”, nemmeno ascolteremo podcast più o meno pertinenti.
Ciò che vorremmo proporci è piuttosto prendere coscienza, trovare consapevolezza, cogliere nell’immediato, senza interrompere i movimenti.
Avrebbe una funzione analoga al respiro per i polmoni. Non pensiamo sempre a respirare, però se lo facciamo consapevolmente, possiamo introdurre una maggior quantità di aria, scoprire ed educare certe parti del corpo e le loro funzioni.
Proviamo allora a pensare, meditando, al movimento che stiamo eseguendo mentre pratichiamo uno sport. È più facile in una maratona (c’è anche più tempo), meno in una partita di basket, mentre si corre avanti e indietro sul rettangolo di gioco. In una pausa, anche brevissima, un veloce e leggero pensiero, dedicato a prendere coscienza, a riconnettersi con ciò che amiamo di quanto stiamo facendo. Come un respiro cosciente, questa furtiva meditazione, potrebbe generare in noi qualcosa di più e, soprattutto, di meglio.
Intendiamo, ovviamente, i buoni pensieri, quelli che danno incremento a verità e rispetto. Posso anche soffermarmi a pensare come ricambiare un “fallaccio” all’avversario, ma non chiameremmo mai “meditazione” un tale atto. Meditare vendetta è una delle cose più antisportive che possano attraversare la nostra mente, spazio bellissimo e grandioso, certo meritevole di miglior utilizzo.
Non è necessario diventare monaci tibetani, stipendiare un mental coach o frequentare corsi (talvolta piuttosto costosi) di meditazione. Potremmo iniziare, molto semplicemente, a provarci.
Il che implica: formulare il proposito, ricordarselo e praticare. Il respiro ci aiuta, possiamo associare ispirazione ed espirazione, ad un pensiero rivolto ai nostri movimenti. Tre momenti consapevoli: inspirare, espirare, meditare.
Alla tattica, all’allenatore, a quanto manca per arrivare al traguardo… ci penseremo in altri momenti e modi. Alla nostra mente sportiva regaliamo un istante di profondità e gratuità.
Per il benessere e la soddisfazione sportiva, sarà come aver fatto un goal.
Leggi anche:

Lascia un commento