Viene da un villaggio nomade dell’Iran. Suo padre gli tagliava i guanti. Oggi portiere dell’Iran al Mondiale ha il record Guinness per il lancio più lungo del mondo.
61 metri e 26 centimetri. È la distanza che percorre il pallone quando Alireza Beiranvand lo lancia con le mani. Record Guinness, nessun portiere al mondo arriva lontano quanto lui. Quella forza nel braccio non viene dalla palestra. Viene dal Dal Paran, gioco antico della sua regione di Lorestan, in cui i ragazzi si sfidano a lanciare pietre il più lontano possibile. Beiranvand lo faceva da bambino, nelle campagne intorno a Sarab-e Yas, figlio di una famiglia nomade.
Suo padre non voleva che giocasse a calcio. Lo ostacolava in ogni modo: le maglie sparivano, i guanti venivano tagliati. Lui si allenava comunque, a mani nude quando non aveva altro. A dodici anni giocava come attaccante. Un giorno il portiere della sua squadra si fece male e lui prese il suo posto: capì che era lì che doveva stare. Poi prese un autobus per Teheran, senza soldi e senza destinazione.
Sul bus incontrò un allenatore disposto a dargli una chance in cambio di trenta dollari che non aveva. Le prime notti le passò fuori, in strada. Qualcuno che lo vedeva fermo lì gli lasciava delle monete. Trovò lavoro in una fabbrica di abiti, poi in un’autofficina dove la sua altezza (195 centimetri) era un vantaggio per lavare i tetti dei Suv. Un giorno si presentò Ali Daei, il più grande calciatore nella storia dell’Iran. Beiranvand era lì con la spugna in mano. Non aprì bocca.
Passò poi a fare il pizzaiolo. Si infortunò. Lo mandarono via. La nazionale lo chiamò. Da allora è titolare dell’Iran dal 2015 e al Mondiale negli Stati Uniti rappresenta un Paese in guerra.

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