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Quattro volte a settimana

Dall’autunno 2026 duecento allenatori milanesi impareranno a cogliere i segnali che un ragazzo manda prima di ogni medico. Lo sport vede per primo.

Un ragazzo entra in palestra il martedì e il giovedì, la domenica scende in campo. In una settimana il suo allenatore lo incontra più spesso di quasi ogni altro adulto, fuori da casa e dalla scuola. È un ribaltamento di prospettiva: dopo la famiglia, la figura educativa più continua nella vita di un adolescente spesso non porta un camice né sta dietro una cattedra. Porta una tuta.

Su questa vicinanza scommette “Sport per Crescere”, il progetto della Fondazione Ospedale Niguarda che dall’autunno 2026 formerà circa duecento tra allenatori e insegnanti di educazione fisica a riconoscere i segnali. Perché l’abbandono, spiega la direttrice dell’Asst Niguarda Laura Zoppini, «quasi mai arriva all’improvviso. Prima si spegne la comunicazione. Poi il piacere. Poi la motivazione. Infine il senso di appartenenza». Una mappa in quattro tappe che ribalta un’idea diffusa: il primo segnale non è il dolore fisico, è la gioia che si affievolisce. Chi comincia a preferire la panchina, chi si chiude dopo un errore, chi resta ai margini del gruppo sta già parlando, molto prima di dirlo a parole.

E il punto è questo: praticare sport tre volte a settimana rafforza l’autostima e alleggerisce ansia e insicurezza, e la squadra protegge più del gesto individuale. È la rete di relazioni, oltre al movimento, a tenere in piedi un adolescente.

Così lo sguardo si sposta dalla prestazione alla presenza. L’obiettivo non è allevare il prossimo campione: è fare in modo che i sei quattordicenni su dieci che oggi restano nello sport diventino dieci su dieci. E il primo passo, forse, è imparare a riconoscere il momento esatto in cui un ragazzo smette di sorridere.

Sources

CdO Opere Educative – scheda progetto “Sport per Crescere”

Tecnica della Scuola – corso “Sport per Crescere” (accreditato MIM)

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