Intorno alla pratica sportiva del tennis, girano moltissimi denari. Ma qualcosa non funziona, se anche i più rinomati campioni (sia uomini sia donne) lamentano, in certe occasioni, un guadagno scarso. Si tratta comunque di persone che, al netto delle spese per viaggi, vitto e alloggio, staff…, non hanno certo ristrettezze nel fare la spesa. Da loro, quando denunciano una qualche ingiustizia economica, ci si potrebbe aspettare una menzione anche per chi guadagna molto meno e può avere problemi a pagarsi l’affitto di casa.
Record di ingressi agli Internazionali di tennis di Roma 2026. Biglietti venduti oltre 400mila, ricavi per quasi quaranta milioni di euro. Incassi da sponsor: oltre quaranta partner commerciali per circa ventotto milioni; diritti televisivi: altri 15 milioni.
Altre cifre: biglietti per la finale del torneo da 600 euro a 2.700. Guadagno dei giovani impiegati per il servizio ai campi: 6 euro l’ora.
Biglietti da 2.700 euro, ragazzi da 6 euro l’ora
Prezzi definiti indecenti da alcuni media (sia quelli di ingresso sia gli stipendi dei lavoratori) ma non è solo questione di mercato, c’è un’idea “strategica”. Ai vertici della Federazione (Federazione Italiana Tennis e Padel) hanno pensato che elevando i prezzi per gli ingressi, avrebbero ottenuto, per selezione innaturale, un pubblico più educato e meno turbolento.
Primo: non si può dare per scontato che il conto in banca sia direttamente proporzionale all’educazione e alla cultura.Secondo: ridurre sempre l’attività sportiva ad una sequela di zeri che aumentano il capitale è un’operazione rischiosa. Togli oggi, taglia domani… alla fine si rischia di rimanere con in mano un cartellone, per pubblicizzare scarpe sportive.
Ciò che attira nello sport non è riducibile a personaggi e griffe. Corpo e movimento, relazioni e valori, piacciono veramente e non possono essere dimenticati e bistrattati. Lo sport non “cerca” di divertire o di educare. Lo sport diverte ed educa veramente e sempre. Anche quando, a botte di soldi, lo si manda quasi in rovina.
I campioni hanno la voce — e non la usano
È importante tutelare lo sport. I grandi campioni hanno voce e autorità per farlo, soprattutto se non si lasciano troppo distrarre dal conto in banca.
È nondimeno importante tutelare la dignità del lavoro, un salario minimo adeguato e garantito. L’attività sportiva è uno scenario immenso e potrebbe favorire giustizia ed equità, anche salariale. I grandi campioni hanno voce e autorità per farlo. Non avrebbe costi aggiunti per il loro budget di spesa, ma grande impatto sui giovani universitari che cercano di guadagnare qualcosa per l’affitto di una stanza.
Pare che però la tutela dello sport e la promozione del salario minimo garantito, non siano una priorità per gli atleti famosi, né per le federazioni sportive (che speculano su biglietti e tesserati) e forse nemmeno per gli enti di promozione sportiva.
Questo è un grosso problema. Perché i valori dello sport potrebbero educare i tifosi meglio dell’aumento discriminatorio dei biglietti di ingresso. Quando i “maleducati” governano i sistemi educativi, si addensano nubi all’orizzonte.
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