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Prima della Corea

L’Italia è prima al mondo nel taekwondo, davanti alla Corea del Sud che lo ha inventato. Un modello silenzioso di sport che funziona — e sette bambine siriane che vengono a Roma per la prima volta.

Ad aprile 2026 la World Taekwondo ha pubblicato il ranking delle sue 215 federazioni nazionali affiliate. In cima c’è l’Italia, con 80,5 punti su 100. Davanti agli Stati Uniti, alla Francia, alla Gran Bretagna. E alla Corea del Sud — il paese che questo sport lo ha inventato negli anni Sessanta, codificato, esportato nel mondo.

Non è solo una classifica agonistica. La graduatoria valuta governance, partecipazione, performance, organizzazione degli eventi, sostenibilità. È la fotografia di un sistema che funziona. In Italia il taekwondo conta 40mila tesserati in 600 società sportive, con il 70% dei praticanti equamente divisi tra ragazzi e ragazze. Sul tatami si allenano anziani over 65, bambini autistici, atleti paralimpici che eseguono gli stessi calci degli olimpici. La tesserata più anziana ha 92 anni. Il movimento cresce in silenzio, senza grandi vetrine mediatiche.

In cima a questo sistema ci sono atleti come Simone Alessio, due ori mondiali e un bronzo olimpico a Parigi 2024, e Vito Dell’Aquila, oro a Tokyo 2020. A maggio, agli Europei di Monaco, la Nazionale ha conquistato quattro medaglie in quattro giorni — un risultato senza precedenti recenti. Dal 4 al 7 giugno il Grand Prix mondiale arriverà al Foro Italico di Roma.

In quel Grand Prix gareggerà anche un gruppo di sette bambine siriane cresciute ad Azraq, campo profughi in Giordania dove vivono 60mila persone in fuga dalla guerra civile del 2014. Per loro sarà la prima volta fuori dal campo. Vengono a Roma per un torneo di taekwondo.

Ottanta milioni di praticanti nel mondo, 215 federazioni nazionali, e la più efficace di tutte si allena a due passi da casa nostra. Vale la pena saperlo.

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