Perdere, nello sport, è all’ordine del giorno ma troppo spesso atleti e tifosi danno il peggio di sé, proprio quando sarebbe necessario mostrare che si è veramente sportivi.
Bisognerebbe saper perdere. Di solito la frase non è al modo condizionale. Suona imperativa: saper perdere è necessario, fa parte dello sport e accade anche nella vita.
Purtroppo succede, con frequenza eccessiva, che la saggia accettazione di una sconfitta esuli dai campi di gioco; per non parlare degli spalti.
Sgomenta la rabbia dei tifosi, il teppismo dei violenti prima e fuori, senza attinenza con la competizione. Sgomenta lo spirito, del tutto antisportivo, con cui le tifoserie organizzate gestiscono relazioni e ricatti, con le società e i calciatori.
Rattrista nondimeno l’atteggiamento antisportivo con cui talvolta i giocatori (anche conclamati campioni) rifiutano di prendere parte alla premiazione per il secondo posto, per la medaglia minore, a volte sfilata subito dal collo, manco fosse incandescente.
Bisognerebbe saper perdere ma non ne siamo capaci. Ci si allena, ovviamente, per competere e vincere. Per questo motivo dovremmo avere una maggiore attenzione formativa ad accogliere e vivere le sconfitte. Saper perdere è, infatti, una grandissima vittoria. Non una semplice medaglia, ma un prestigioso trofeo.
Al netto delle molte variabili che incidono su un risultato sportivo, riconoscere che il vincitore ha meritato, che l’esito delle casualità è girato a suo favore, che è comunque andata così… è saggio e sportivo. Non spreca il risultato; uno sportivo vero non termina mai una competizione a mani vuote. Non solo perché sa trarre insegnamenti da limiti e sconfitte. Soprattutto perché non dimentica che l’essenza di quanto è avvenuto è questione di relazioni.
Il bello è stato incontrarsi e non scontrarsi; condividere e non simulare; migliorarsi reciprocamente e diventare persone migliori. Un investimento meraviglioso.
Perché le competizioni terminano, come pure i campionati e le carriere sportive. Persone, invece, si rimane sempre. Purtroppo chi non è sportivo, se lo dimentica troppo spesso. Anche se si tratta di un atleta famoso o di un tifoso accanito.

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