LA DECIMA EDIZIONE (2026) SI È SVOLTA. È questa è già una notizia. La Palestine Marathon sarebbe un appuntamento annuale (il condizionale è consueto ed opportuno in queste latitudini). Come ogni altra iniziativa, infatti, può andare soggetta a restrizioni, blocchi, impedimenti da parte del governo Israeliano. La Palestine Marathon era stata già stata sospesa nella data consueta del 17 aprile, per coincidenza con la maratona di Gerusalemme. Nessun problema per i tracciati, ma la prevista chiusura dei checkpoint avrebbe reso impossibile raggiungere Betlemme dalle altre zone del frammentato territorio palestinese.
Sempre in tema di territorio, gli organizzatori hanno sottolineato che il percorso completo della maratona di 42,195 chilometri ha richiesto ai corridori di ripetere due volte alcune sezioni del tracciato, a causa dell’assenza di un percorso palestinese continuo privo di checkpoint o ostacoli.
Notevole la resilienza del coordinamento della manifestazione, che ha voluto ribadire, per quest’anno, l’accento sull’unità palestinese, con l’evento di Bethlehem svolto simultaneamente insieme a una maratona di 5 chilometri nella Striscia di Gaza.
Partecipazione totale a tutti gli eventi superiore ai 13.000 corridori, inclusi 2.523 partecipanti a Gaza e circa 1.000 corridori internazionali in rappresentanza di 75 Paesi. Presenti a Gaza anche atleti con arti amputati a motivo dei bombardamenti dell’esercito israeliano.
Se fa tristezza (e anche rabbia) immaginare una manifestazione sportiva che scorre lungo il muro di separazione israeliano, resta vero che “muoversi” non può perdere la sua vocazione ad unire. Sarà certo molto meno mediatica, agonistica e atletica, ma una marcia è in programma a Gerusalemme. Breve e senza correre, nessuna medaglia. Il dato rilevante, molto “sportivo” (se lo sport ha qualcosa da dire sui valori umani), è la partecipazione di ebrei, cristiani e musulmani: Interfaith march in Jerusalem for Human rights and peace.
Leggi anche:

Lascia un commento