gino bartali, tour de france 1950

“OLTRE” È BELLO! ce lo ha insegnato Bartali.

“Guardate il vostro Gino Bartali” diceva Papa Pio XII in Piazza San Pietro (1947). Il contesto era quello dell’immagine biblica della corsa (1Cor 9,24) utilizzata dall’apostolo Paolo come metafora della vita. “La dura gara è in corso; è l’ora dello sforzo intenso”.

Per la prima volta un Sommo Pontefice citava un atleta in un discorso ufficiale, come modello educativo e apostolico. W BARTALI!, dunque, come in quei tempi si poteva trovare scritto sul vetro della porta, di un qualche laboratorio artigiano, da un operaio tifoso.

Bartali che sapeva andare oltre, che non riduceva l’azione sportiva ad una medaglia, ancorché ampiamente meritata. Bartali che vince una dura tappa del Giro d’Italia e dedica la vittoria al padre di una bambina, Mirella Loik, orfana della tragedia di Superga. Bartali che va oltre, e quella bambina, che gli aveva scritto in un telegramma “vinci per il mio papà”, la incontra a Torino per abbracciarla e donarle la sua bicicletta.

Guardiamo il nostro Gino Bartali, che ha saputo vivere l’agonismo fino in fondo, senza ridurlo a competizione sterile. Guardiamo lo sport che salvaguarda il corpo, il benessere fisico, mentale e relazionale. Una ecologia indispensabile per ogni evento sportivo.

Guardiamo il Gino Bartali che prega nella cappella allestita a casa sua (ora custodita nel Museo della Memoria, ad Assisi). È come se lo slancio della competizione (agonismo) non potesse arrestarsi e dovesse superare limiti e ostacoli, diventare relazione con tutti e sfociare necessariamente nel “Tutto”. Crediamo che il nostro Gino “pedalasse” preghiere profonde nel silenzio di quell’oratorio. Quell’incontro con Dio, come maglia preziosissima, avvolgeva l’atleta, rendendolo testimone di quell’’oltre” che riempie di senso e di bellezza il tempo presente della nostra esistenza.

Leggi anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *