Si può comperare quasi tutto. Il sistema calcio è diventato un business ghiottissimo e le multiproprietà fanno cassa, snaturando l’identità dei club e riducendo i tifosi a dei consumatori da spennare.
Crescono i costi, si moltiplicano i guadagni e il tifoso si ritrova a pagare costi proibitivi per trasferte e biglietti. Diritti televisivi e pubblicità gonfiano le tasche di pochi e la passione sportiva si illude o si spegne.
C’è anche chi non si rassegna e fonda un club a misura di tifoso. È successo a Londra, come protesta nei confronti della spietata commercializzazione del calcio.
Il Clapton Community FC, fondato nel 2018 da un gruppo di tifosi, gioca nella decima serie inglese, attorno al campo 1.700 tifosi festanti.
Passione inglese per il calcio dilettantistico, vicino ai valori che appassionano, all’odore dell’erba e alla gioia di stare insieme: Goal !
Nel progetto dei fondatori la volontà di offrire uno spazio sicuro e inclusivo, per un divertimento sano e spettacolare.
Dobbiamo essere grati a chi riesce a tutelare il DNA popolare del calcio. Difendere la competizione dai veleni del profitto, l’identità culturale dalla globalizzazione del marchio.
Una competizione onesta, pulita, vicina al campetto dove anche chi non è facoltoso né talentuoso può giocare, vincere o perdere con passione, è un grande servizio.
Una opportunità che ha fatto la storia degli enti di promozione sportiva, con la grande responsabilità di tutelare i valori umani e sociali, che non solo educano ma appassionano.
(per saperne di più: https://www.internazionale.it/video/2026/06/19/calcio-investitori-polemiche)

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