Vivo lo sport

siamo vivi? siamo sportivi

olimpiadi antiche

L’ultimo dilettante

Per decenni lo sport olimpico ha difeso un ideale: l’atleta che gareggia per puro amore, senza ricevere nulla. Il 25 giugno 2026 quell’epoca è finita.

A tutti i livelli dello sport – dalle categorie giovanili al professionismo, dall’atletica leggera ai giochi di squadra – la figura del vero dilettante è diventata sempre più rara. Chi gareggia oggi, anche nei circuiti amatoriali, quasi sempre riceve qualcosa: un rimborso spese, un’indennità, una borsa di studio, un “sostegno”. Il confine tra chi fa sport per passione e chi lo fa anche per denaro si è assottigliato.

In questo contesto, il Comitato Olimpico Internazionale ha fatto il 25 giugno 2026 quello che un’istituzione fa quando la realtà ha già cambiato le cose da tempo: ne ha preso atto, annunciando che ogni atleta ai Giochi riceverà un contributo di 10.000 dollari – indipendentemente dal risultato, dallo sport, dalla provenienza. Il programma si chiama “Fit for the Future Olympic Grant” e vale 140 milioni di dollari per ogni coppia di Giochi. È retroattivo: ne beneficiano anche gli atleti di Milano Cortina 2026. Chi ritiene di non averne bisogno può rinunciare, lasciando la propria quota nel fondo per gli altri.

Per 132 anni il CIO aveva difeso il dilettantismo come garanzia di purezza sportiva. Era un principio nobile – e, per lungo tempo, praticabile. Ma lo sport è cambiato, i costi sono cresciuti, le carriere si sono allungate e le rinunce richieste agli atleti per arrivare ai Giochi sono diventate sempre più consistenti.

Per il lottatore del Kosovo o lo sciatore del Madagascar che arriva ai Giochi dopo anni di sacrifici lontano dai riflettori, diecimila dollari cambiano qualcosa di concreto. Ma forse la cosa più significativa non è la cifra: è che, dopo 132 anni, lo sport olimpico abbia deciso di guardare in faccia la realtà che aveva già intorno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *