“La magnifica “sportività” creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”.
È l’incipit della prima lettera enciclica di Papa Leone XIV. Con una piccola variante, ottenuta sostituendo “umanità” con “sportività”. I due termini sono quasi sinonimi, riconoscendo la dimensione sportiva come elemento connaturale alla natura umana.
Scritta riguardo alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, l’enciclica del Santo Padre si chiude (ai n. 238 e 239) con due indicazioni molto “sportive”:
“Investiamo nell’educazione, che inizia da noi stessi! Abbiamo tutti bisogno di formarci a vivere il digitale in modo umano, come parte integrante dell’educazione alla fede e alla vita buona del Vangelo…
Curiamo le relazioni! In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità. Invito a custodire luoghi e tempi in cui la presenza fisica rimane decisiva…”
Educazione e relazione. Sono due pilastri che, radicati nell’umana sportività, danno senso ad ogni attività sportiva. È vero, spesso non vengono riconosciuti né testimoniati da rinomati campioni in tornei blasonati, ma sono comunque lì, ineludibili e resilienti.
Educazione dello sport, della vita sportiva che è presente in ogni essere umano. Certamente le attività sportive sono una preziosa risorsa educativa. Non per nulla denominate come “discipline sportive”. Ma non va trascurata l’educazione dello sport, dell’humanitas sportiva. Prendersi cura, allenare i gesti fisici, qualificandoli come atletici, migliora la salute del corpo e dello spirito.
Relazione con gli altri, fisica, vera. Lo sport risponde magnificamente all’invito di Papa Leone, affinché siano custoditi luoghi e tempi in cui la presenza fisica rimane decisiva. Lo sport non esiste senza un corpo in azione e diventa così un baluardo prezioso nell’arginare le possibili derive disumanizzanti dell’intelligenza artificiale. “Con l’aumento delle patologie da sedentarietà, con il dilagare delle dipendenze digitali, diventa urgente riscoprire il valore sanante di un corpo rispettato… Il corpo è il primo sacramento dell’educazione: è la traccia visibile di una trasformazione possibile”. (CARMINE DI PINTO, Viva lo sport, Roma 2025, p. 145).
O magnifica sportivitas
tu alleni il cuore:
tutto il fisico ne trae giovamento
e nelle relazioni con gli altri
la profondità supera la stupidità.
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