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Giocatori di cricket in campo, sport multiculturale e integrazione in Italia

La via più rapida

Ha corso la staffetta con Jacobs, poi ha fatto il pizzaiolo. Ha vestito la maglia azzurra ai Mondiali di cricket. Non è ancora italiano.

Crishan Kalugamage è arrivato a Lucca a sedici anni dallo Sri Lanka. Non c’era nessuno con cui giocare a cricket, così ha cominciato a correre. Nella Virtus Lucca correva la staffetta 4×100 insieme a Marcell Jacobs. Poi ha trovato una squadra di cricket e ha smesso con l’atletica. Ha fatto il pizzaiolo, l’operaio in un pastificio, il portiere in hotel, il badante, l’addetto alle pulizie. Poi di nuovo il pizzaiolo.

Il 12 febbraio 2026, mentre l’Italia era distratta dalle Olimpiadi invernali, a Mumbai ha eliminato tre battitori avversari nella vittoria degli azzurri del cricket contro il Nepal. Migliore in campo. In Sri Lanka i ragazzini imitano la sua esultanza.

Non ha ancora la cittadinanza italiana. Per giocare con la nazionale bastava rispettare le regole internazionali del cricket: tre anni di residenza continuativa. Più veloci di quelle dello Stato. Simone Gambino, presidente onorario della Federazione Cricket Italia, dice: «Per i campioni dello sport si riesce sempre a trovare una via più rapida». Poi aggiunge che il vero problema sono le migliaia di giovani che aspettano anni. Il dibattito sullo ius scholae, intanto, «sembra essersi arenato».

Kalugamage aspetta anche lui.

È in Inghilterra adesso, con un contratto da semiprofessionista. Non farà più le pizze, probabilmente. Resta da vedere se diventerà italiano.

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