Da Cervia a Trieste, venti tappe e circa duemila chilometri: la staffetta paralimpica riparte senza il suo inventore
Il 20 settembre, a Cervia in provincia di Ravenna, la staffetta si mostra in pubblico durante l’Ironman Italy Emilia-Romagna: un primo tratto simbolico percorso dentro la gara di triathlon, davanti a chi è arrivato lì per vedere altro. Il via vero è il giorno dopo, dal Fantini Club. Da quel momento cinquanta atleti paralimpici cominciano a passarsi il testimone, in handbike, in bicicletta, in carrozzina olimpica e a piedi, e lo consegneranno l’8 ottobre in piazza della Borsa a Trieste, nella settimana della Barcolana.
È la sesta edizione di Obiettivo Tricolore, la prima dopo la morte di Alex Zanardi, il 1° maggio. La manifestazione continua perché continua il lavoro che la rende possibile: Obiettivo3, il progetto che Zanardi aveva fondato nel 2017, procura ausili e allenatori a chi ha una disabilità e vuole provare uno sport. I cinquanta che partono da Cervia arrivano da quel percorso.
In una staffetta nessuno fa tutta la strada. Ognuno copre il suo tratto, trenta o quaranta chilometri, poi rallenta, consegna il testimone e si ferma. Il risultato finale appartiene a tutti e a nessuno in particolare. È la ragione per cui in questa carovana un ragazzo che ha cominciato a marzo può viaggiare nello stesso gruppo di un professionista: per il cambio contano la puntualità e la mano ferma, non il palmarès.
Alla presentazione a Palazzo Madama, il 9 settembre, il presidente del Comitato italiano paralimpico Marco Giunio De Sanctis ha ricordato due cifre: in Italia le persone con disabilità sono circa due milioni e mezzo, quelle tesserate per uno sport paralimpico trentamila. Poco più dell’uno per cento. Per questo, ha spiegato, la priorità resta portare più persone a praticare, prima ancora che vincere medaglie. Tradotto in cose concrete: palestre raggiungibili, tecnici formati, ausili disponibili quando qualcuno chiede di provare.
Lungo il percorso apriranno cinque villaggi dello sport, con duemila studenti attesi. Un pomeriggio in handbike non fa un atleta. Toglie però la sorpresa: la prossima volta che un ragazzo in carrozzina entra in palestra, i compagni sanno già che cosa può fare.
Le tappe attraversano i luoghi della vita di Zanardi. A Castiglione della Pescaia, in Maremma, dove passava le estati, gli sarà intitolato il belvedere; a Castel Maggiore, alle porte di Bologna, un impianto sportivo già sabato 12 settembre. Le intitolazioni arrivano sempre dopo. La staffetta, intanto, è già in strada.
Da dove viene la staffetta
L’idea è della primavera del 2020, nei mesi che seguirono il primo lockdown: Zanardi la pensò con il suo gruppo di atleti come un modo per riattraversare il Paese. La prima edizione partì da Luino il 12 giugno di quell’anno. Nell’edizione 2025, per dare la misura della crescita, i partecipanti erano una settantina, con ventitré tappe, 1.790 chilometri e 18.640 metri di dislivello, da Gallipoli a Trento.
Le salite e le firme
Il tracciato tocca Emilia-Romagna, Toscana, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, con due passaggi che pesano sulle braccia: il Passo della Cisa e il Monte Zoncolan. Tra chi ha dato l’adesione compaiono Davide Cassani, Elia Viviani e Daniele Bennati, l’alpinista Hervé Barmasse, i paralimpici Vittorio Podestà e Francesca Fenocchio. L’organizzazione operativa è coordinata da Barbara Manni; la presentazione al Senato è stata ospitata da Giusy Versace.
Che cosa fa Obiettivo3
Il progetto nasce nel 2017 e lavora su un passaggio preciso: mettere in mano a una persona con disabilità un ausilio adatto e un tecnico che la segua, dal primo giro di ruote fino all’eventuale attività agonistica. È l’anello che di solito manca tra la riabilitazione e la società sportiva, e che spiega perché i cinquanta staffettisti esistano come atleti e non solo come storie.

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