Una tappa della staffetta di Zanardi, un campione di scherma e un ragazzo curioso
Mercoledì 23 settembre nella Fortezza di Montalcino, Matteo Betti parla di scherma a una classe di prima media. Seduto sulla sua sedia, spiega come si attacca e come si para quando tutto il lavoro tocca al busto e al braccio. A un certo punto Jacopo, uno degli alunni, lo interrompe: «Che figata, posso provarla?».
Betti si sposta e gliela lascia.
Il paese quel giorno ospitava una tappa di Obiettivo Tricolore, la staffetta paralimpica di Alex Zanardi. Di tutta la giornata resta soprattutto questo minuto.
Il desiderio di Jacopo è il più semplice: davanti a un attrezzo nuovo, in mano a chi sa usarlo, vuole provarlo anche lui, con lo stesso tono con cui si chiede a un compagno di palleggiare con la sua racchetta nuova. Per lui Betti è uno bravo nella scherma e basta.
I ragazzi arrivano alle cose per la via diretta, noi adulti ci arriviamo dopo un lungo giro.
Davanti alla disabilità pesiamo le parole, misuriamo i gesti e spesso facciamo di chi gareggia un esempio di coraggio da ammirare a distanza.
Betti quell’impulso lo conosce bene, perché ha cominciato da bambino, per gioco. In un’intervista ad Alley Oop – Il Sole 24 Ore ha ricordato che tra le vittorie a cui tiene di più c’è una gara vinta da piccolo, quando tirava in piedi.
Della stoccata di Jacopo sappiamo poco: forse ha parato, forse ha riso di sé. Resta la sua richiesta, e il sì che l’ha seguita.
La scheda · Chi è Matteo Betti
Matteo Betti è nato a Siena nel 1985 e ha partecipato a cinque Paralimpiadi, da Pechino 2008 a Parigi 2024. A Londra 2012 ha vinto il bronzo nella spada individuale; a Parigi, a trentotto anni, l’argento nel fioretto individuale. Ai Mondiali spicca l’oro nel fioretto a squadre del 2017. In Italia ha conquistato più di venti titoli nazionali. Oggi è capitano del fioretto maschile nella Nazionale paralimpica.

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