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Il segreto di scendere a -130 metri?

Davide Carrera ha 50 anni e sette record mondiali di apnea. Quando gli chiedono il segreto per scendere a -130 metri, cita una regola del VI secolo.

Su La Stampa del 26 giugno, a pagina 23, Fabio Pozzo firma un’intervista con Davide Carrera: «La mia vita in apnea. Con meditazione e fede puoi sconfiggere la paura». Quasi di passaggio, c’è una risposta che vale la pena fermare. Quando gli chiedono qual è il segreto per scendere a quella profondità, Carrera cita la regola benedettina: «Ora et labora». Meditazione e lavoro. Nessuna scorciatoia.

Carrera ha 50 anni ed è il secondo uomo al mondo ad aver raggiunto -130 metri nella sua disciplina. Cresciuto a Castelnuovo Don Bosco (To), ha studiato dai Salesiani, ha navigato per anni su un trimarano — un’imbarcazione a vela a tre scafi — ha imparato lo yoga in India e ha trascorso cinque stagioni come assistente di Umberto Pelizzari, il più grande apneista italiano.

È una risposta che dice tutto sull’apnea, e forse su molto altro. A -130 metri il corpo si trasforma: il cuore rallenta fino a trenta battiti al minuto, i polmoni si comprimono alle dimensioni di un pugno, il sangue si sposta verso gli organi vitali. Lì sotto si fa tutto in silenzio, con una calma che è il frutto di anni di preparazione. Si scende a quella profondità quando ci si è allenati così a lungo e così bene da potersi fidare del proprio corpo e lasciarlo fare.

L’«ora» è la qualità dell’attenzione: il silenzio prima della discesa, l’ascolto del respiro, la capacità di abitare il momento senza anticiparlo. Il «labora» sono anni in vasca e una navigazione lenta, senza fretta. I due non si separano: senza il lavoro il silenzio è vuoto, senza il silenzio il lavoro è solo fatica.

«Ora et labora» come metodo. Come antidoto alla cultura dello sprint e della scorciatoia.

A 50 anni, Davide Carrera ha trovato nel fondo del mare quello che molti cercano altrove: la prova che si può crescere sempre, che il tempo dedicato con costanza non mente.

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