Quattro «senatori» della Rari Nantes indagati per stalking su un compagno minorenne. La sua colpa: essere il più giovane e il più bravo.
Minorenne, lo chiamano nella prima squadra di pallanuoto perché in acqua è meglio degli altri. È il più giovane del gruppo, e il più promettente. In quello spogliatoio della Rari Nantes Florentia, il talento gli costa caro.
Questo il quadro ricostruito dalla procura di Firenze, che ha chiuso le indagini. Schiaffi al volto, pugni, calci davanti a tutti. In chat lo chiamano «ritardato», gli scrivono «passa questo weekend nel terrore, lunedì sono botte da orbi». A ogni errore in allenamento, una punizione precisa: togliti un indumento. Uno sbaglio, un capo in meno, fino a restare in costume e scarpe da ginnastica davanti alla squadra. A Genova, in trasferta, gli avrebbero versato lo shampoo negli occhi.
Lo spogliatoio dovrebbe essere il primo luogo sicuro: quello in cui l’errore fa parte del gioco, in cui impari a perdere e a rialzarti. Qui l’errore era diventato una condanna, e i più esperti — i «senatori» — avrebbero insegnato soltanto la paura. Oggi in quattro rispondono di stalking.
Secondo l’accusa sarebbe andata avanti oltre un anno, in chat e nello spogliatoio, davanti a tutti. Ogni schiaffo con testimoni, ogni insulto un pubblico. La violenza di gruppo funziona così: si regge sullo sguardo degli altri che resta immobile e sugli adulti — allenatori, dirigenti — che dovrebbero accorgersene per primi e arrivano tardi. In una squadra, proteggere il più giovane viene prima di tutto. Qui è venuto per ultimo.
La Rari Nantes, estranea all’inchiesta penale, spiega di aver sanzionato i tesserati e segnalato il caso alla Federazione. Il ragazzo, intanto, ha denunciato e ha continuato a giocare: oggi è maggiorenne, diverse società lo cercano e gareggia in competizioni internazionali.
► SCHEDA — Il safeguarding, cos’è
È il sistema di tutela dei tesserati, in particolare minori, contro abusi, violenze e discriminazioni. Nasce dalla riforma dello sport (D.lgs. 39/2021): ogni associazione e società affiliata deve adottare politiche di tutela e nominare un Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni (il “safeguarding officer”), figura a cui atleti e famiglie possono segnalare episodi.
A cosa serve in concreto: dare a un ragazzo un canale sicuro per parlare quando lo spogliatoio diventa ostile, e obbligare il club a intervenire invece di girarsi dall’altra parte. Nel caso della Rari Nantes è proprio il delegato al safeguarding ad aver avviato il procedimento interno e le sanzioni ai tesserati.
Il limite: funziona se la società lo prende sul serio. Un nome sull’organigramma non basta; conta la cultura che c’è intorno — allenatori formati, adulti presenti, il messaggio chiaro che il più giovane si protegge.
Per approfondire: la guida del Dipartimento per lo Sport «Prevenire e contrastare abusi, violenze e discriminazioni nei confronti dei minori in ambito sportivo».

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