Un finto talent scout condannato. Carte false, timbri contraffatti, e le nuove regole Coni per la tutela dei minori.
Per mesi si era presentato con una macchina fotografica alle partite dei giovanissimi, a bordo campo. Diceva di essere un procacciatore per i grandi club di serie A, e portava documenti intestati alle squadre. In aula, gli osservatori dell’Inter hanno dichiarato di non averlo mai sentito nominare. Un uomo di 54 anni è stato condannato a sette anni e mezzo per aver usato quel travestimento per adescare e abusare di un ragazzino di tredici anni. I fatti risalgono al 2023, la sentenza è di questi giorni.
La cosa che colpisce non è l’inganno, è la scelta del travestimento. Ha contraffatto il sogno: l’idea che un giorno, mentre giochi, qualcuno ti noti. Ha preso la promessa che tiene in piedi migliaia di bambini – «domani in campo devi dare il massimo» – e l’ha rovesciata in uno strumento per isolare il ragazzino dagli amici. Ecco perché conta rendere verificabile chi si avvicina ai minori: chi entra, chi li allena, chi ha davvero titolo per stare lì.
È il senso delle nuove linee guida del Coni sulla tutela dei minori. Ma l’intuizione che pesa, nel documento, quasi si smarrisce nel linguaggio tecnico: invece di imporre a tutti lo stesso modello complicato, ne propongono uno proporzionato, robusto dove il rischio è alto e alleggerito per le piccole società tenute in piedi dai volontari. La frase da trattenere è una: la semplificazione serve a rendere le tutele applicabili, non ad abbassarle. Un modulo firmato e archiviato riposa in un cassetto; una regola che un dirigente riesce davvero a seguire arriva fino alla palestra, dove i bambini giocano.
E poi c’è la parte che nessun modello scrive. Quel caso non l’ha fermato un regolamento: l’hanno fermato una madre che ha notato le notifiche di una chat protetta, e un figlio che, quando gliene ha chiesto conto, ha raccontato ogni cosa. Sotto le sigle – Mocas, compliance, governance – la domanda è disarmante: come si costruisce un posto dove un bambino è al sicuro? Si costruisce con una regola abbastanza leggera da entrare in ogni oratorio, e con un adulto capace di accorgersi. Il primo controllo, e l’ultimo, è una relazione.
La scheda · Che cos’è il safeguarding nello sport
Con safeguarding si intende l’insieme di misure, politiche e procedure che una società sportiva adotta per proteggere minori e persone vulnerabili da abusi, violenze, incuria e discriminazioni, e per garantire un ambiente sicuro. Gli appigli normativi principali sono tre:
- D.lgs. 39/2021 (art. 16) – obbliga Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate, Enti di promozione sportiva e Associazioni benemerite a dotarsi di Linee guida per i Modelli organizzativi e di controllo dell’attività sportiva (Mocas) e per i Codici di condotta a tutela dei minori e contro molestie, violenze di genere e ogni discriminazione.
- Delibera CONI n. 255 del 25 luglio 2023 – fissa i “Principi fondamentali” in materia e introduce, per tutte le ASD e SSD, l’obbligo di nominare un Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni (il Safeguarding Officer), figura terza e indipendente rispetto alla gestione. Il termine, dopo una proroga, è stato portato al 31 dicembre 2024 (l’adozione di modelli e codici era prevista entro il 31 agosto 2024).
- Relazione della Commissione paritetica CONI–CNDCEC (luglio 2026) – propone di semplificare gli adempimenti per le piccole realtà di volontari e di integrare il Mocas con il Modello 231 (d.lgs. 231/2001), verso un sistema unico di controllo interno.

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