La classifica è stata riscritta, la medaglia è del colore giusto. Ma al traguardo c’era suo figlio. E quel momento nessuno potrà restituirglielo.
Il 25 maggio 2024, Massimo Giacopuzzi taglia il traguardo della Cento Chilometri del Passatore — Firenze-Faenza — al secondo posto. Al traguardo c’è suo figlio, a cui aveva promesso che sarebbero arrivati insieme da vincitori. Non è andata così.
Il Passatore è considerata la più impegnativa ultramaratona italiana: cento chilometri di corsa a piedi, dalla sera alla mattina, da Firenze a Faenza attraverso l’Appennino. Non è una gara che si rifà l’anno dopo come se nulla fosse — ogni edizione è un progetto a sé, un corpo diverso, una promessa diversa.
Mesi dopo, i controlli rivelano che il primo classificato era dopato. La classifica viene riscritta. Giacopuzzi è il vincitore ufficiale. Ma piazza del Popolo a Faenza si è già svuotata da un pezzo.
Un tribunale di Ravenna gli dà ragione: è la prima volta in Italia che un atleta ottiene il riconoscimento del “danno esistenziale” oltre a quello d’immagine. Il risarcimento è di 4.000 euro. Non è quello il punto.
«Chiunque abbia fatto sport sa che le gare si vincono il giorno della gara e tagliando il traguardo» dice Giacopuzzi. «Le assegnazioni postume sono ben accette, però la gara si vince lì.» Trent’anni di agonismo, due Ironman alle Hawaii, tre edizioni del Passatore alle spalle — terzo, secondo, poi l’alluvione del 2023 che aveva cancellato tutto. Quella del 2024 doveva essere la volta buona.
La vittoria esiste. Il momento, no.

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