Vivo lo sport

siamo vivi? siamo sportivi

Nuotatore in vasca, il corpo dell'atleta tra prestazione e identità numerica

Il corpo e il numero

Il chip di Paltrinieri e i 1.248 avatar del Mondiale: lo sport impara a tradurre il corpo in numeri. Ma il doppio digitale racconta ancora qualcosa di vivo?

Fino a questa stagione, nel nuoto, chi allenava guardava. “Va con l’occhiometro”, si dice di chi sta a bordo vasca. Chi era in acqua andava a sensazioni. Adesso Gregorio Paltrinieri nuota con un chip nel costume, dietro la schiena: misura la posizione del corpo 500 volte al secondo.

Il commissario tecnico Butini ha calcolato che Paltrinieri ha un VO2max di 89, quasi come Pogacar che supera quota 90. Come se il dato arrivasse, alla fine, a confermare quello che l’allenatore aveva già visto a occhio. Cinque medaglie olimpiche vinte andando a sensazioni.

Nella stessa settimana, dall’altra parte dello sport, la FIFA annunciava che prima dell’inizio del Mondiale ogni calciatore verrà sottoposto a una scansione corporea. Da quel momento avrà un gemello digitale: un modello 3D altamente accurato, costruito per aiutare gli arbitri a seguirlo nelle azioni veloci. Saranno in 1.248: quarantotto nazionali, ventisei giocatori ciascuna. Ogni corpo duplicato, prima ancora che un pallone venga calciato.

Il corpo e il suo doppio digitale: una sola direzione

Due storie, una sola direzione. Il chip nella schiena di Paltrinieri e il gemello digitale dei calciatori del Mondiale raccontano lo stesso passaggio: il corpo atletico non basta più da solo. Ha bisogno di un’ombra numerica che lo segua, lo misuri, lo traduca.

La differenza è sottile ma conta. Nel nuoto, il dato arriva a confermare ciò che il corpo sapeva già: è uno specchio, non una sostituzione. Nel calcio, il modello 3D entra nei replay televisivi in tempo reale: i tifosi vedranno la versione pixel del giocatore prima ancora di rendersi conto che non stanno guardando lui.

Si dice che sia una rivoluzione. In parte lo è. Ma vale la pena chiedersi cosa resta di uno sport che impara a duplicarsi così fedelmente, e se il doppio, alla lunga, non finisca per sembrare più reale dell’originale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *