Un campo da basket a Tor Bella Monaca, fondi del Viminale. Quando le istituzioni scommettono sullo sport per costruire coesione, la domanda è: basta un canestro?
A inaugurare il campo da basket di Tor Bella Monaca c’erano il ministro dell’Interno, il vicepresidente della Camera, il presidente della Regione, il prefetto di Roma, la presidente dell’Assemblea capitolina e Arianna Meloni. È una presenza istituzionale che, per un campo sportivo di quartiere, non si vede spesso. E già questo dice qualcosa.
I fondi vengono dal Viminale. Non dal Ministero dello Sport, non da un bando comunale per l’impiantistica. Il Ministero dell’Interno. Il ministro Piantedosi ha spiegato senza ambiguità la logica: l’iniziativa vuole «portare condizioni di sicurezza non solo attraverso la ineludibile azione meritoria delle forze di polizia, ma anche attraverso la sollecitazione di quelli che sono gli elementi della coesione sociale. Lo sport è molto importante».
Che lo sport sia uno strumento di coesione è vero. Che valga la pena investirci – anche quando a farlo è chi si occupa di sicurezza pubblica – è difficile da contestare. I ragazzi del quartiere hanno adesso un posto dove giocare, e quello conta.
Resta, però, una sfumatura che merita attenzione. Il presidente del Municipio VI ha parlato di «speranza e decoro in un posto dove prima c’era abbandono». Decoro e speranza non sono la stessa cosa: il primo si misura da fuori, la seconda si costruisce da dentro. Un campo sportivo diventa davvero educativo quando chi ci gioca smette di sentirsi il destinatario di un’iniziativa e comincia a sentirsi protagonista di qualcosa.
I primi tiri a canestro li hanno fatti gli studenti dell’istituto comprensivo “Melissa Bassi”. È da lì che vale la pena guardare.

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