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Educare lo sguardo

Per anni la telecamera ha guardato le atlete come una vetrina. L’Europa prova a spostare l’obiettivo dal corpo alla corsa.

Il 14 luglio l’EBU – le tv pubbliche europee, Rai compresa – ha diffuso con European Athletics un documento di ventitré pagine, «Raising the Bar»: istruzioni per registi e operatori per valorizzare tecnica, forza e gesto, e lasciar perdere gli zoom dal basso e i rallentamenti pensati più per lo spettatore che per la gara.

A febbraio, nella sigla d’apertura di Milano-Cortina, l’Uomo vitruviano di Leonardo era comparso senza genitali, cancellati con un ritocco digitale dalla regia dei Giochi: un disegno di cinque secoli fa coperto per pudore. Sui corpi veri delle atlete, invece, la telecamera si era sempre concessa di indugiare. Al disegno si è pensato; alle persone, meno.

A difendere le regole è scesa in campo anche Antonella Bellutti, due volte oro olimpico su pista: un’opera d’arte si offre allo sguardo, ha ricordato; un’atleta in gara è altro, è una persona al lavoro. E quando l’obiettivo la cerca sul fisico più che sull’azione, una professionista diventa specchietto per gli ascolti.

C’è anche uno squilibrio di fondo: sui muscoli di un velocista la regia racconta forza e spinta; sulle atlete l’inquadratura scivola dal gesto al corpo. E le conseguenze escono dal campo: la britannica Holly Bradshaw, tra le atlete che hanno collaborato al documento, ha trovato in rete video ricavati dalle sue gare, pieni di commenti molesti. C’è chi dissente – Michele Serra ha scritto che dallo sport è impossibile togliere la bellezza e l’eros del corpo in movimento, e teme una nuova censura – ma di divieti non si tratta: l’EBU precisa che «Raising the Bar» non prevede sanzioni, solo l’invito a cambiare abitudine.

E qui sta il punto, educativo prima che tecnico. La telecamera sceglie sempre cosa mostrare: per anni ha scelto il corpo, ora le si chiede di scegliere il gesto: una rincorsa, uno stacco, la fatica sul traguardo. Uno spettacolo più onesto. E conta, perché la tv forma l’occhio di milioni di persone, e ciò su cui indugia diventa ciò che impariamo a guardare. Restituire l’atleta al suo mestiere vuol dire decidere una cosa semplice: se, mentre corre, sia una protagonista o un bersaglio.

Fonti: Il Post · Al Jazeera – European Athletics · Open · Editoriale Domani – Bellutti · LaPresse – Uomo vitruviano

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