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competere insieme

Contro se stessi? Insieme a se stessi? Oltre a qualcosa di se stessi…?

Nello sport c’è agonismo, sempre. Risulta quindi spontaneo domandarsi chi o che cosa si stia cercando di superare, di vincere… Facilmente in questi casi utilizziamo l’espressione “contro”, anche con le migliori intenzioni, pacifiche e attente ai valori sportivi: “contro chi giochiamo?”.

Anche tra i tifosi, o comunque appassionati, l’espressione è comune: nei medesimi termini, quando ci si identifica con la squadra, o con maggior distacco, nei casi in cui ci si domanda contro chi gioca Tizio o Caio, tale o tal altro club sportivo. “Contro chi?

Correre insieme

Talvolta, cercando un “chi” da superare, non si trovano avversari disponibili. Nel mondo dei runner c’è chi pensa di correre contro se stesso. Nondimeno, a pensarci bene, si resta perplessi a considerare noi stessi come un avversario. Proprio nel bel mezzo di una corsa, libera e liberante; da soli… sperimentando benefici grazie al me stesso che sta correndo… Considerare qualcosa di “avverso”, proprio in me, non risulta essere un buon risultato sportivo. È quanto saggiamente considera RunningCharlotte (correre insieme a se stessi), con una riflessione ancor più apprezzabile dal momento che è sorta “… correndo le ripetute sabato. Ripetute che non mi venivano, che mi creavano disagio… Eppure, malgrado questo senso di disagio io stavo correndo con me, non contro di me”.

Volersi bene

Insieme a se stessi, in modo particolare, si nuota. È quanto considera un interessante articolo riportato dalla rivista Internazionale (e ben ripreso da vivolosport nello spazio “connessioni”: riflessioni dal bordo di una piscina comunale). Il nuoto ne risulterebbe come la versione sportiva dell’amor proprio e in effetti anche volersi bene è importante.

Nella pratica sportiva, “insieme” e “con”, sono espressioni che meritano di essere riferite all’intera persona: che si tratti di un altro in competizione o di noi stessi mentre corriamo o nuotiamo. Meglio domandarsi “con chi giochiamo, con chi giocherà Tizio o Caio”. Le parole sono importanti; “contro” o “avversario” potrebbero non veicolare buoni sentimenti.

Qualcuno o qualcosa da superare

Ma, infine, se lo sport è sempre agonistico, un chi o qualcosa da superare ci dovrà pur essere. Certamente. Sono le persone con cui giochiamo e che hanno un colore di maglia differente, stanno dall’altra parte di una rete o cercano di lanciare o saltare o correre… con risultati migliori dei nostri.

Se stiamo praticando attività sportiva da soli e non ci sono interazioni di squadra o con altri atleti in competizione, siamo impegnati a superare qualcosa di noi stessi (in questo caso non ha molto senso pensare a superare interamente se stessi). Un limite: cronometrico, tecnico, ma anche caratteriale o relazionale… È proprio questa dimensione personale a evidenziare il carattere trascendente dell’agonismo. Superare, andare oltre, richiede la comprensione delle qualità in gioco, non essendo sufficiente un maggior sforzo, un più forte allenamento, una attrezzatura più performante. Non è questione di quantità. La totalità della persona è esigente, sia quando la considero come altro con cui sono in competizione, sia quando competo con un aspetto di me stesso. Si tratta di una trascendenza certamente non religiosa. È approfondire la dimensione personale, nostra e altrui, riconoscendo che non è esauribile, né riducibile a possesso o accessorio. È andare oltre senza rinunciare ad un sentiero, magari molto diverso dal previsto, ma sempre possibile.

(cfr. sul tema, questo editoriale di vivolosport: sport e trascendenza).

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In connessione con:

https://www.runningcharlotte.org/ il sito dedicato a tutti i runners che corrono con il sorriso. A chi mette entusiasmo in ogni passo, anche il più maldestro. Anime di corsa che respirano una vita nuova, a pieni polmoni, senza limiti.

Lara Fritzsche, Dimmi come nuoti e ti dirò chi sei, Süddeutsche Zeitung Magazin / Internazionale n. 1679, 21 agosto 2026 (Internazionale.it).

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