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Bambini che lasciano un campo sportivo, abbandono precoce dell'attività sportiva

Contenitori vuoti

In Italia l’abbandono dello sport comincia già a undici anni e, salendo con l’età, arriva a riguardare quasi uno su quattro tra i diciotto e i diciannove. Le palestre continuano a crescere, eppure i ragazzi le lasciano prima di averle abitate.

C’è un’età in cui i ragazzi italiani mollano lo sport: è undici anni. Dodici. Tredici al massimo.

Lo dice la ricerca dell’Osservatorio Valore Sport, che ha ascoltato studenti di licei e istituti tecnici in diverse città. Il quadro che emerge è preciso: il fenomeno dell’abbandono sportivo, che fino a qualche anno fa si concentrava intorno ai sedici anni, si è anticipato. Oggi uno su quattro tra gli undicenni e i quattordicenni non pratica già più nulla. Tra i diciotto e i diciannove anni si sfiora la metà.

Due miliardi investiti, abbandono più precoce: il paradosso

Nello stesso periodo in cui questa tendenza si consolidava, lo Stato ha investito quasi due miliardi tra promozione dell’attività sportiva e costruzione di nuovi impianti. Il risultato è paradossale: più strutture, abbandono più precoce. Come se un campo da gioco, senza la relazione educativa che lo anima, restasse un’occasione muta, contenitore senza contenuto.

Il paradosso ha una spiegazione che nessun bando ministeriale contempla. Lo sport giovanile italiano è diventato sempre più selettivo, sempre più orientato alla performance fin dalle categorie più giovani. Chi non emerge si sente fuori posto. Chi si sente fuori posto smette. E smette presto, perché a undici anni non si hanno ancora gli strumenti per resistere alla pressione di un ambiente che punta già a fare la differenza tra chi vale e chi no. Uno sport che chiede di emergere invece di crescere, che mette al centro il confronto con l’avversario invece del confronto con la propria rinuncia, finisce per selezionare non per educare.

Uno sport per pochi: il peso della famiglia di origine

C’è poi un dato che racconta quanto sia ineguale l’accesso allo sport in Italia. Tra i figli di genitori con un titolo universitario, tre su quattro praticano attività sportiva con regolarità. Tra chi viene da famiglie con un livello di istruzione più basso, la percentuale scende drasticamente. Per le ragazze straniere di alcune comunità si arriva a una su quattro.

Due miliardi per costruire. Quasi nulla per accompagnare. Eppure è nell’accompagnamento – nella presenza di un adulto credibile accanto a un ragazzo che fatica – che lo sport diventa davvero patrimonio di tutti.

La ricerca è stata presentata il 5 giugno 2026 allo Sport Business Forum 2026 di Treviso. I dati elaborati dall’Osservatorio Valore Sport si basano su rilevazioni Istat 2025 e fotografano soprattutto il biennio 2024-2025.

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