Piste da bob da 124 milioni che si sgretolano dopo un mese. Impianti olimpici abbandonati vent’anni dopo la cerimonia di apertura. Il caso Cortina ripropone una domanda scomoda: a chi serve davvero tutto questo?
Il ghiaccio si scioglie. A Cortina, sulla pista costruita per le Olimpiadi 2026, è bastato meno di un mese dal termine dei Giochi per ritrovare pozzanghere, manometri rotti, canaline danneggiate, fili scoperti. Costo dell’impianto: 124 milioni di euro. Costo annuo di gestione previsto: 1,4 milioni. A tempo indeterminato.
Non è una notizia nuova. È una storia che si ripete.
A Cesana la pista da bob di Torino 2006 è diventata un rudere. Vent’anni di abbandono, e ora 9 milioni stanziati per smantellare ciò che era costato molto di più costruire. A Pragelato, stessa sorte per le strutture del salto con gli sci: altri 5 milioni per liberarsi di impianti mai davvero utilizzati.
Vale la pena fermarsi su questo punto. Bob, slittino e skeleton sono discipline di alta specializzazione tecnica praticate in tutto il mondo da qualche migliaio di atleti, numeri contenutissimi in Italia. Sono sport sostenuti quasi ovunque da finanziamenti pubblici, seguiti da un pubblico ristretto. Lo stesso CIO ha stabilito che quella di Cortina sarà l’ultima pista da bob costruita al mondo: gli impianti esistenti sono sufficienti. Meno chiaro è perché si continui a costruirne di nuove in nome dei Giochi, sapendo già che il dopo sarà un problema.
Quando lo spettacolo finisce, restano i conti
Lo sport-spettacolo ha le sue regole. Quando genera ricavi può permettersi infrastrutture costose. Ma quando lo spettacolo finisce – alle Olimpiadi finisce in due settimane – restano le strutture. Se non si autosostengono, il costo ricade sulla collettività. È aritmetica.
Il problema non è lo sport in sé. È confondere l’evento con il progetto. Le Olimpiadi sono per definizione temporanee. Le infrastrutture che lasciano dovrebbero essere permanenti e utili. Quando si costruisce per la vetrina e non per il territorio, il risultato è quello che si vede a Cesana e che si rischia di rivedere a Cortina.
Lo sport quotidiano che cambia davvero le vite
Con una parte degli stessi investimenti si potrebbero rimettere in piedi palestre scolastiche, piscine comunali, campi sportivi nei quartieri periferici. Strutture aperte a tutti, ogni giorno, tutto l’anno. Luoghi dove un bambino impara a nuotare, dove un adolescente trova un allenatore. Lo sport quotidiano non porta medaglie olimpiche, ma cambia la vita delle persone in modo concreto e duraturo.
A Cortina vogliono fare diversamente. Il piano prevede taxi-bob per i turisti, gare internazionali, un polo per il turismo sportivo. I Giochi giovanili del 2028 assicurano altri due anni di utilizzo. Dopo, si vedrà. Ma il condizionale che accompagna ogni dichiarazione ottimistica racconta già qualcosa.
Nel frattempo, a Cesana smantellano. E da qualche parte, su un campo di periferia, una società sportiva aspetta ancora che qualcuno ripari lo spogliatoio.
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