Quattro adolescenti su dieci lasciano lo sport prima dei quindici. Uno studio su 1.200 ragazzi misura anche che cosa se ne va con loro.
Il 16 settembre, al Foro Italico, la Fondazione Patrizio Paoletti e la Fondazione Ospedale Niguarda hanno presentato “Sport per Crescere”, programma nazionale sullo sport e la salute mentale in adolescenza. Il dato d’apertura è fermo da anni: quattro ragazzi italiani su dieci smettono di praticare entro i quattordici anni. Lo studio alla base del progetto ha interpellato oltre milleduecento adolescenti lombardi fra gli undici e i quattordici.
Quella percentuale viene di solito spiegata con l’età: arrivano le superiori, gli amici nuovi, il telefono, e la borsa resta in corridoio. È una lettura comoda, perché non chiama in causa nessuno. Chi sta dentro una società lo racconta con più precisione: a tredici anni il gruppo si assottiglia perché gli allenamenti passano da due a quattro, l’orario slitta alle 20 e a quell’ora serve un adulto libero di accompagnare, la quota annuale sale, in campo entrano sempre gli stessi otto. Decisioni prese da adulti, una per una.
L’indagine misura anche che cosa se ne va insieme a loro. Fra chi si allena almeno tre volte a settimana la solitudine dichiarata scende dal 9 al 4,9 per cento, la tendenza alla tristezza dal 16,9 all’8,1, il sentirsi parte del gruppo dei coetanei sale dal 34,7 al 54,9, la tenuta sui compiti guadagna dieci punti. Numeri da maneggiare con prudenza, perché chi sta meglio resiste più a lungo e la causa qui gira in entrambe le direzioni. Reggono però una conclusione poco gradevole: di ogni quattordicenne che riconsegna la maglia si occuperà, semmai, qualcun altro.
Il punto è che di una squadra giovanile sappiamo una cosa sola con certezza, la classifica. È pubblicata, aggiornata ogni domenica, ricordata a giugno. Quanti di quelli presenti al primo allenamento di settembre ci siano ancora l’anno dopo è un dato che nessuno pubblica accanto ai risultati, pur essendo in archivio in ogni segreteria. Un allenatore viene giudicato su ciò che si vede. E quando la palestra è una e le ore sono due, tenerne dentro quattordici invece di otto costa fatica vera, non buona volontà: serve un secondo tecnico, un secondo spazio, qualcuno che telefoni a chi manca da tre settimane. Nessuna campagna nazionale procura queste tre cose.
Il giorno in cui una società, accanto ai risultati della Under 15, scriverà quanti di quei ragazzi si sono riscritti a ottobre, quel numero comincerà a pesare quanto la classifica.
Festa dello sport
Parte il 19 settembre e prosegue fino al 18 ottobre la Festa dello Sport promossa da Roma Capitale con Zètema e organizzata dal Centro Sportivo Italiano di Roma: nove appuntamenti gratuiti nei municipi per bambini dai 5 ai 12 anni, formula multisport senza classifiche. Prima tappa all’oratorio Padre Antonio Gentili, ultima alla parrocchia SS. Crocifisso, entrambi nel Municipio XIV.

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