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Agôn: lo sport, il merito e l’arbitro

Nel classico di Caillois i giochi si dividono in quattro famiglie. Lo sport ne è una, ha un nome antico — agôn — e vive di due cose fragili: l’uguaglianza costruita e la regola accettata.

Perché una gara sia leale, l’uguaglianza tra gli avversari non basta trovarla: bisogna fabbricarla. Le categorie di peso nel pugilato, l’handicap negli scacchi o nel golf, le corsie assegnate in pista servono a questo — a costruire una parità che la vita, fuori dal campo, non concede quasi mai. È da questa intuizione apparentemente tecnica che Roger Caillois ricava una delle letture più lucide di che cosa sia, davvero, lo sport: non un generico “spirito di gioco”, ma una forma precisa, con un nome antico, che egli chiama agôn.

I giochi e gli uomini, saggio del sociologo francese Roger Caillois apparso in Francia nel 1958, è un tentativo di mettere ordine nell’universo sterminato dei giochi. L’edizione Bompiani, nella traduzione di Laura Guarino e con la prefazione di Pier Aldo Rovatti, offre anche l’ampio apparato di note di Giampaolo Dossena. Non è un libro sullo sport, ma sullo sport dice cose che chi educa attraverso di esso raramente si ferma a pensare.

Caillois muove da una critica rispettosa a chi lo aveva preceduto: chi aveva legato il gioco alle origini della civiltà, osserva, aveva finito per studiarne una sola specie, «i giochi di competizione regolata», trascurando la varietà di tutti gli altri. Prima di interpretare il gioco, dunque, bisogna classificarlo. E prima ancora definirlo: il gioco è per Caillois un’attività libera, separata nel tempo e nello spazio, incerta nell’esito, improduttiva, regolata e fittizia. Sei caratteri formali, non un giudizio di valore: la cornice entro cui ogni gioco si lascia riconoscere.

Su questa base Caillois propone la sua idea più feconda: quattro categorie fondamentali, secondo che vi predomini la competizione, il caso, il simulacro o la vertigine. Le chiama agôn, alea, mimicry e ilinx — il calcio e gli scacchi, la roulette e la lotteria, il gioco del teatro e delle parti, il capogiro cercato per piacere. E attraversa ciascuna categoria un asse che va dalla paidia, l’improvvisazione libera e turbolenta del bambino che ancora non conosce regole, al ludus, il piacere di una difficoltà voluta, dell’ostacolo che ci si impone per il solo gusto di superarlo. Lo sport vive nell’agôn, e vi vive dal lato del ludus: è competizione disciplinata, regola che si è scelto di rispettare.

Che cosa sia l’agôn, Caillois lo dice con una nettezza che vale più di molti trattati di pedagogia sportiva. È il gioco in cui «l’uguaglianza delle probabilità di successo viene artificialmente creata» perché il trionfo del vincitore abbia «un valore preciso e incontestabile». Richiede applicazione e allenamento, fatica ripetuta e voglia di vincere; chiede costanza e pazienza; mette l’atleta di fronte alle proprie risorse soltanto, da spendere con lealtà dentro confini uguali per tutti. Da qui la formula che dovrebbe stare incisa in ogni palestra: «l’agôn si presenta come la forma pura del merito personale e serve a manifestarlo». La molla non è il denaro né la fortuna, ma «il desiderio di veder riconosciuta la propria superiorità» in un campo delimitato. Lo sport, in questa luce, non è evasione: è il luogo artificiale in cui il merito, altrove confuso, diventa finalmente leggibile.

Caillois non è ingenuo e la sua analisi si fa anche critica dello sport reale. Osserva che la grande manifestazione sportiva è ormai spettacolo: «non sono gli atleti che mimano, bensì il pubblico», che si identifica nel campione come il lettore nell’eroe del romanzo, e che il campione stesso è diventato una vedette, vincitore di una seconda competizione, quella del favore popolare. È lettura acuta, benché il libro mostri qua e là i suoi limiti: l’impianto rigidamente classificatorio rischia di ridurre a schema ciò che nella vita è mescolato, l’ambizione sociologica di “partire dai giochi” per leggere intere civiltà resta più suggestiva che dimostrata, e la persona dell’atleta — la sua fragilità, le sue relazioni — quasi scompare dietro l’atteggiamento astratto che la incarna. Sono i costi di un’opera che vuole essere anzitutto una tassonomia.

Ma è nel capitolo sulla degenerazione dei giochi che Caillois consegna all’educatore la sua pagina più preziosa. Ogni categoria, spiega, ha una sua forma di corruzione, che nasce quando il gioco esce dai suoi confini e si confonde con la vita. E per l’agôn la diagnosi è chirurgica: «la corruzione dell’agôn comincia là dove non vengono riconosciuti né arbitri né arbitraggi». Non dove si perde, non dove si soffre, non dove si desidera vincere: là dove cade l’arbitro. Perché ciò che tiene in vita la competizione non è l’assenza di rivalità, ma l’accettazione del limite e della parità che rendono il merito misurabile. Tolti quelli, l’agôn non diventa gioco più libero: diventa violenza, ambizione senza freno, brutale volontà di prevalere. Educare allo sport, allora, non significa spegnere il desiderio di vincere, ma custodire le due cose fragili che lo rendono umano: l’uguaglianza costruita a fatica e la regola riconosciuta perfino quando ci danneggia.

Resta, alla fine, una domanda che il libro non pone ma che consegna a chi lo chiude. Continuiamo davvero a costruire, per i nostri ragazzi, quella “uguaglianza artificiale” e quei limiti accettati che fanno dello sport una scuola del merito e non un campo di forza? Il libro non pretende di consegnarci una morale; ci offre, più modestamente, qualche strumento per capire meglio lo sport che abbiamo tra le mani. Sta a chi allena, insegna, arbitra decidere se lo sport che propone appartiene ancora all’agôn, o se, senza accorgersene, ha già smesso di riconoscere l’arbitro.

La scheda
Titolo: I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine
Autore: Roger Caillois
Traduzione: Laura Guarino
Prefazione: Pier Aldo Rovatti
Note all’edizione italiana: Giampaolo Dossena
Editore: Bompiani (Tascabili. Saggi)
Titolo originale: Les jeux et les hommes. Le masque et le vertige
Prima edizione originale: 1958 (edizione definitiva 1967)
Pagine: 272 — ISBN: 9788845246937

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