Il CIO cancella la combinata nordica dai Giochi Olimpici del 2030, i primi con piena parità di genere. Ma è l’unico sport in cui le donne non hanno mai gareggiato.
All’inizio di luglio il Comitato olimpico internazionale ha definito il programma dei Giochi invernali del 2030, sulle Alpi francesi. Sarà la prima edizione con piena parità di genere: 1.525 donne e 1.521 uomini, 126 gare divise quasi a metà. Debuttano il freeride e il synchro9, il pattinaggio artistico sincronizzato. E sparisce, dopo un secolo di storia olimpica, la combinata nordica.
Le ragioni del CIO sono numeri. Uno studio interno ha collocato la combinata all’ultimo posto per interesse del pubblico e ascolti televisivi in tutte le ultime quattro edizioni – Sochi, PyeongChang, Pechino, Milano-Cortina – e la disciplina soffre di scarsa universalità: pochi Paesi la praticano ad alto livello. Sulla carta, una decisione difendibile.
C’è però un dettaglio che stona con lo spirito di quei Giochi. La combinata nordica – salto dal trampolino e sci di fondo – è l’unico sport olimpico invernale in cui le donne non hanno mai gareggiato: alle Olimpiadi è sempre stata riservata agli uomini. Così, nell’edizione che celebra la parità, la si chiude prima ancora di averla aperta alle atlete. E nella stessa riunione, per riequilibrare i numeri, il CIO ha introdotto il synchro9, una prova pensata solo per le donne. Si aggiunge una gara femminile e se ne toglie una maschile: i conti tornano, ma per sottrazione.
La combinata non scompare del tutto: resterà nell’Olimpiade giovanile del 2028, in Val di Fiemme, e potrà tornare in gioco per Utah 2034. C’è tempo, forse, per una domanda migliore: prima di stabilire se uno sport interessa, non converrebbe lasciarlo praticare a tutti?
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