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Un’altra scusa

Undici dei diciannove convocati da Baldini vengono dagli oratori. Il mito della loro scomparsa come causa della crisi del calcio italiano non regge. Forse è ora di cercare altrove.

Gattuso è stato l’ultimo a dirlo, ma prima di lui lo avevano detto in tanti: la scomparsa dell’oratorio è una delle cause della crisi del calcio italiano. Allenatori, dirigenti, opinionisti. Una filastrocca ripetuta per anni, ogni volta che la Nazionale deludeva. L’oratorio perduto come paradiso dell’infanzia sportiva.

Undici su diciannove: i numeri che smontano la scusa

Poi arriva la rosa dei diciannove convocati da Silvio Baldini per le amichevoli di giugno, e il conto parla da solo. Undici di loro vengono dagli oratori o dai campetti di strada. Niccolò Pisilli ha iniziato all’oratorio Don Bosco di Cinecittà, come Francesco Totti a pochi isolati di distanza. Luca Reggiani dall’oratorio di Castelvetro, a vent’anni da Luca Toni nelle stesse strade. Jeff Ekhator e Seydou Fini dall’oratorio Don Bosco di Sampierdarena, a Genova. Francesco Camarda dalla parrocchia Forese a Milano. Filippo Mané dai campi parrocchiali di Mesero. Cher Ndour dall’oratorio San Giacomo di Brescia.

Le traiettorie sono le stesse della generazione di Baggio e Maldini. L’oratorio è ancora lì, capillarmente presente in ogni angolo del Paese, con i suoi campetti, i suoi educatori, le sue società affiliate al Centro Sportivo Italiano — la realtà che da decenni organizza lo sport nei cortili delle parrocchie e continua a essere il primo luogo in cui migliaia di bambini incontrano un pallone, una squadra, un adulto che li allena senza farne per forza dei professionisti.

Il problema del calcio italiano è reale. Ma la causa va cercata altrove. Come ha scritto Giulia Zonca sulla Stampa, «è ora di trovare un’altra scusa».

E forse, nel frattempo, vale la domanda opposta: se undici ragazzi della Nazionale sono passati dall’oratorio, cosa ha prodotto quel luogo, in silenzio, mentre tutti lo davano per superato? E quanto potrebbe ancora dare, se qualcuno decidesse davvero di scommetterci?

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