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Un solo azzurro in campo

In Serie A i titolari italiani sono meno di un terzo. Il talento c’è: manca il tempo per farlo crescere.

Basta scorrere le formazioni di una domenica qualsiasi di Serie A per accorgersene: i cognomi italiani, nelle distinte, sono sempre di meno. E i numeri lo confermano: nell’ultima stagione meno del 30% dei titolari era italiano, più di sette giocatori su dieci arrivano dall’estero. È il campionato con più stranieri d’Europa, davanti alla Premier e lontano dalla Liga, dove i giocatori di casa restano la maggioranza.

Le ragioni sono soprattutto economiche. Un giovane cresciuto in Italia, per come funziona oggi il mercato, finisce spesso per costare più di uno straniero già formato, e così molte società preferiscono comprare un giocatore pronto piuttosto che investire tempo nel proprio vivaio. Il ragazzo di casa resta schiacciato in mezzo: i grandi club lo giudicano acerbo, privo dell’esperienza internazionale che cercano, mentre le squadre più piccole guardano fuori dai confini, dove lo scouting trova a basso prezzo profili che in Italia costerebbero molto di più.

Eppure un giocatore si forma in campo, non a bordo campo. Sono i minuti veri, con gli errori che si portano dietro, a trasformare un talento in un professionista: la panchina insegna quando è una tappa verso l’ingresso; se resta l’unico orizzonte, diventa un vicolo cieco. E far crescere un ragazzo è prima di tutto un gesto educativo: chiede un adulto disposto ad accompagnarlo, a lasciarlo sbagliare e ad aspettarlo. Un vivaio pieno di ottimi diciottenni vale poco, se poi la domenica quei diciottenni restano seduti.

L’Atalanta lo mostra da anni: fa giocare i ragazzi cresciuti in casa, e per questo continua a produrre nazionali. Il resto del sistema corre in direzione opposta, spinto da bilanci fragili e dalla fretta del risultato che arriva ogni domenica.

Finché un ventenne italiano costerà più di uno straniero già pronto, la scelta resterà la stessa. Cambiarla dipende meno dai proclami sui vivai e più da una domanda che ogni allenatore si pone alla vigilia: quanti minuti, questa domenica, affidare a un ragazzo di vent’anni.

Il confronto europeo, in cifre

Secondo i dati Transfermarkt, la Serie A conta il 67,5% di stranieri (384 su 569 tesserati dei club), appena davanti alla Premier League (67,4%). Seguono la Ligue 1 francese (61,8%) e la Bundesliga tedesca (54%). In fondo la Liga spagnola, al 41,2%: là quasi sei giocatori su dieci sono spagnoli.

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