Vivo lo sport

siamo vivi? siamo sportivi

inclusione

Un parco, due palestre e un oratorio

Il bando “Sport e inclusione” porta un milione e 24 mila euro su quattro progetti tra Palermo, Monreale, Trapani e Canicattì.

A Trapani, negli spazi dell’oratorio Don Bosco e della Fondazione Auxilium, partono calcio, pallacanestro, pallavolo e yoga per quattrocentocinquanta persone, duecentocinquanta delle quali minori, seguite da educatori sportivi di quartiere. Il progetto si chiama MOVE, dispone di duecentotrentacinquemila euro, e a gestirlo è il comitato territoriale del Centro Sportivo Italiano. Altri duecentotrentamila euro vanno a Canicattì, dove l’associazione Girasole riapre il Parco Robinson con l’impegno di accogliervi ogni anno più di cinquecento persone. A Palermo, al CEP e allo ZEN, duecentosettantanovemila euro rimettono in funzione due palestre e un bene sottratto alla criminalità organizzata: è “Calciando in rete”, dell’Associazione San Giovanni Apostolo ETS. In tutto un milione e ventiquattromila euro, dal bando Sport e inclusione della Fondazione con il Sud.

Le cifre si capiscono meglio accanto a tre percentuali. Nel Mezzogiorno pratica sport con regolarità il sedici per cento della popolazione, contro il venticinque del resto del Paese. Fra gli undici e i diciassette anni la quota di chi resta fermo è del ventotto per cento, il doppio che al Nord. E più di trenta famiglie su cento dichiarano che una palestra o un corso costano troppo per il loro bilancio.

Il che sposta la domanda. In quei quartieri la scrematura avviene a settembre, allo sportello delle iscrizioni, e riguarda bambini di otto anni di cui ancora nessuno ha visto il piede buono. Restano a casa, e la casella dove qualcuno avrebbe potuto accorgersi di loro rimane vuota. Il presidente della Fondazione, Stefano Consiglio, lo dice nel modo più secco: praticare sport non può essere un lusso per pochi.

Chi manda avanti una società sportiva conosce bene l’altra faccia. Il campo in affitto si paga, l’istruttore preparato chiede un compenso, il defibrillatore ha una scadenza. Da qui viene l’obiezione più seria alla gratuità: rischia di formare un pubblico che passa, consuma e se ne va.

L’obiezione trova risposta nelle voci di spesa dei progetti. A Canicattì i fondi coprono il compenso degli operatori sportivi locali e gli accertamenti medici necessari al tesseramento. A Palermo una quota finanzia corsi di formazione per istruttori di fitness, destinati a chi terrà le lezioni nelle due palestre recuperate. A Trapani sono previsti educatori in campo e una piattaforma digitale per la gestione delle adesioni che consente di seguire le presenze nel tempo. Il costo dell’attività non viene eliminato: resta e lo copre il bando al posto delle famiglie.

Rimane la parte che i comunicati lasciano fuori. Un bando ha una durata e il patto di comunità sottoscritto dalle organizzazioni coinvolte regge finché qualcuno lo tiene in piedi. Il Parco Robinson lo ricorda da solo: quell’area verde esisteva già e per anni è rimasta chiusa, mentre i ragazzi ci passavano davanti.

Il quadro nazionale

Sport e inclusione vale quattro milioni di euro distribuiti su quindici progetti: cinque in Campania, quattro in Sicilia, tre in Puglia, due in Sardegna, uno in Basilicata. La Sicilia è la seconda regione per numero di interventi finanziati. Qui la quota maggiore, duecentottantamila euro, va a P.A.S.S.I., coordinato dalla Cooperativa sociale San Carlo Borromeo tra Monreale e Palermo: atletica leggera, calcio sociale e trekking in piazze e percorsi pubblici, per circa mille persone, con attenzione a disabili, migranti, donne uscite da situazioni di violenza ed ex detenuti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *