Vivo lo sport

siamo vivi? siamo sportivi

rugby

Squadre miste al Beccaria

Sessantuno ragazzi detenuti hanno giocato per tre giorni con gli agenti che li sorvegliano. Il progetto di Diego Dominguez è ripartito dopo due anni di stop.

All’istituto penale per minorenni Cesare Beccaria di Milano, nei primi giorni di settembre, sessantuno ragazzi detenuti hanno partecipato a un camp sportivo di tre giornate: rugby soprattutto, e poi calcio, basket, nuoto, lavoro in palestra. Le squadre erano composte insieme al personale della polizia penitenziaria e allo staff tecnico. Il progetto si chiama «In Meta!» e nasce dall’idea di Diego Dominguez, per anni apertura della nazionale italiana, che lo porta avanti con il proprio gruppo di lavoro.

La scelta del rugby si spiega con le sue regole. Il pallone si passa all’indietro, quindi guadagnare terreno richiede che qualcuno accetti di restare dietro; il contatto è continuo e insieme codificato, con un arbitro che sanziona ciò che esce dal perimetro consentito; un giocatore placcato dipende dall’arrivo dei compagni. «La forza non è mai dominio, ma capacità di mettersi al servizio della squadra», ha detto Dominguez in occasione del camp. In un campo qualsiasi è una frase che si ascolta distrattamente; dentro quelle mura pesa di più.

Il Beccaria, del resto, è l’istituto dove nell’aprile del 2024 tredici agenti della polizia penitenziaria furono arrestati con l’accusa di torture e maltrattamenti su minori detenuti, e dove il numero degli indagati crebbe nei mesi successivi. I procedimenti seguono il loro corso, e la responsabilità penale resta personale. Mettere ragazzi e agenti nella stessa formazione, in quel luogo e con quei precedenti recenti, è però una scelta che chiede di essere guardata per quello che è: una prova di convivenza tentata dentro un rapporto segnato dalla forza e dalla custodia. Tre giorni di gioco lasciano il resto dell’anno com’era.

C’è poi la parte che riguarda chi organizza sport ovunque. Il camp si era interrotto per due anni per mancanza di finanziamenti, e quest’anno è tornato grazie a un accordo fra Regione Lombardia e Federazione Italiana Rugby, con il Dipartimento per la giustizia minorile. Le buone iniziative si reggono su una riga di bilancio: quando quella riga sparisce, spariscono anche le partite, e i ragazzi che nel frattempo passano da quell’istituto restano senza. La continuità, in contesti simili, vale quanto il metodo.

Alla fine dei tre giorni gli educatori tornano ai turni, gli agenti alle chiavi, i ragazzi alle sezioni. Quello che resta si misura nei mesi successivi, e lo sapranno soltanto le persone che quel corridoio lo percorrono ogni giorno.

Il progetto
«In Meta!» nasce circa dieci anni fa da un’idea di Diego Dominguez per portare il rugby dentro il carcere minorile Beccaria di Milano; nel tempo si sono aggiunti calcio, basket, fitness e nuoto. Dopo due anni di sospensione per mancanza di fondi, l’edizione 2026 si è svolta nei primi giorni di settembre con sessantuno partecipanti, promossa da Regione Lombardia e Federazione Italiana Rugby insieme al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. Hanno preso parte alle giornate la direttrice dell’istituto Eleonora Cinque e il sottosegretario regionale allo Sport Federica Picchi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *