Maja Göthberg aveva concordato il rinnovo con la Lazio Women. Quando ha comunicato la gravidanza, il club ha fatto un passo indietro. Lei ne ha fatto due in avanti.
Il contratto era pronto, non ancora firmato, ma già concordato: bozze scambiate, termini accettati, il trasferimento a Roma organizzato. Poi Maja Göthberg, difensore svedese della Lazio Women, ha comunicato la sua gravidanza. Il club ha fatto un passo indietro.
Lei ne ha fatti due in avanti.
Il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna ha condannato la Lazio Women a risarcirla: quasi settantamila euro tra risarcimento salariale e danno morale, con interessi. È la prima sentenza nella storia del calcio femminile in cui il TAS riconosce formalmente una violazione delle norme Fifa sulla maternità. Un accordo già raggiunto, ritirato dopo l’annuncio di una gravidanza: il Tribunale stabilisce che questo non è ammissibile.
La Lazio era convinta di essere nel giusto: secondo la legge italiana, un contratto senza firma non è valido. Ma il TAS di Losanna applica la legge svizzera, e in Svizzera una lunga serie di messaggi WhatsApp tra le parti — bozze, accordi, conferme — è sufficiente a costituire un vincolo. Il club che pensava di non aver firmato niente aveva, senza saperlo, già firmato tutto.
La Lazio ha operato senza mala fede, come lo stesso TAS ha riconosciuto. Ed è proprio questo il punto più rivelatore: quando un sistema funziona senza regole chiare, il danno può avvenire anche in buona fede. Per decenni la maternità delle calciatrici è rimasta fuori dal diritto sportivo, semplicemente perché nessuno l’aveva pensata abbastanza da normarla.
Göthberg ha scritto che per lei si trattava di «essere trattata con equità e rispetto in un momento importante della sua vita». Il coraggio di portare avanti la causa – prima persa alla Camera Fifa, poi vinta al TAS – trasforma un episodio personale in una conquista collettiva.
Ogni calciatrice che verrà dopo di lei troverà un diritto scritto dove prima c’era solo un vuoto.

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