Il Manchester City tutela i suoi atleti con 83 persone. In molte società italiane il compito ricade su una sola, a volte lo stesso presidente.
«Il Manchester City ha 83 persone che si occupano di safeguarding», ricorda Daniela Simonetti, fondatrice dell’associazione ChangeTheGame. In gran parte delle società italiane la stessa responsabilità pesa su una figura sola, il safeguarding officer introdotto per legge, che non di rado coincide con il presidente del club. Chi dovrebbe vigilare finisce così per controllare se stesso.
Dal 2024 ogni associazione sportiva deve nominare un responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni. Sulla carta è una svolta: per la prima volta la tutela di chi pratica entra tra gli obblighi delle società. Nei fatti resta spesso una casella barrata. Un questionario su cinquanta responsabili racconta che l’86 per cento non ha mai gestito una segnalazione nei primi due anni; un’indagine dell’associazione Disform aggiunge che nel 93 per cento dei casi gli atleti ignorano chi sia, nella loro società, la persona a cui rivolgersi.
Il problema, intanto, è tutt’altro che marginale. La ricerca ChangeTheGame–Nielsen del 2023 ha rilevato che quattro giovani su dieci hanno subìto una forma di violenza nell’ambiente sportivo prima dei diciotto anni: soprattutto psicologica (il 30 per cento), poi fisica, trascuratezza, abusi sessuali. Più della metà non ne ha parlato con nessuno. Gli scandali più noti sono emersi nella ginnastica: a febbraio 2026 si è aperto a Monza il processo all’ex responsabile della nazionale di ritmica Emanuela Maccarani, che ha sempre respinto le accuse.
La questione, però, va oltre la burocrazia. Un ambiente sportivo è sano quando un ragazzo si sente al sicuro, sa di poter parlare ed essere ascoltato, e ha davanti un adulto di riferimento affidabile. A proteggerlo non è una casella barrata, ma una persona presente, preparata e indipendente.
Dove qualcuno ha fatto sul serio, i numeri parlano. La Federazione pallacanestro ha aperto un canale riservato per le segnalazioni, e queste sono cresciute: il sommerso, quando incontra fiducia, riesce a emergere. Alle altre società resta una domanda semplice: se un ragazzo avesse qualcosa da dire, saprebbe a chi dirlo?
Nel resto del mondo
Il safeguarding non nasce come obbligo europeo. Il Comitato Olimpico Internazionale si è dotato dal 2016 di un quadro per prevenire molestie e abusi, applicato a ogni edizione dei Giochi. Negli Stati Uniti, dopo lo scandalo che ha travolto la ginnastica statunitense (il caso Nassar), nel 2017 è nato il Center for SafeSport, finanziato con fondi federali per circa venti milioni di dollari l’anno. Nel Regno Unito un’unità dedicata alla tutela dei minori nello sport opera da oltre vent’anni. L’Italia, con l’obbligo in vigore dal 2024, è arrivata con notevole ritardo.
Riferimenti: La normativa – d.lgs 36 e 39/2021 (Altalex) · ChangeTheGame – Ricerca Nielsen · IOC – Safe Sport · CSI – Safeguarding · FIP – Safeguarding

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