A Miano, Napoli, i bambini puliscono il loro campetto con scope e palette prima di giocare. Allo stadio di Arlington, Texas, i tifosi giapponesi fanno lo stesso dopo.
Scope e palette in mano, telecamera accesa. I bambini delle palazzine di Miano si riprendono mentre liberano il loro campetto dall’erba incolta e dai rifiuti. Guarda il video. Il campo ha una sola porta. Ci giocano lo stesso.
Dall’altra parte del mondo, negli stadi americani del Mondiale, i tifosi giapponesi fanno la stessa cosa a fine partita: raccolgono ogni rifiuto dagli spalti dove hanno tifato e se ne vanno con le borse piene. Guarda il video. Le borse blu con cui raccattano bicchieri e cartacce sono le stesse che hanno sventolato come bandiere durante la partita. Alla domanda del perché, la risposta è sempre la stessa: «Abbiamo trovato gli spalti puliti, e puliti li abbiamo lasciati».
Due gesti identici, a migliaia di chilometri di distanza. I bambini di Miano e i tifosi di Tokyo non si conosceranno mai, ma capiscono la stessa cosa: lo spazio in cui si gioca merita cura. Viene prima il rispetto, poi il pallone.
La seconda porta può aspettare. Quella consapevolezza, no.
Vedi anche: «La lezione del Giappone che ripulisce il mondo» di Alberto Caprotti, Avvenire, 16 giugno 2026

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