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La misura del gesto

Due atleti ucraini, un tempo rivali in nazionale, fermano un ladro d’auto a Roma. E ricordano che lo sport educa molto oltre il campo.

Erano circa le venti di una sera di fine luglio, tra la stazione Termini e piazza della Repubblica, quando l’allarme di un’auto ha interrotto il turno di due camerieri. Oleksandr Chumachenko, per tutti Sasha, e Myhailo Kosak servono ai tavoli di un ristorante in via Rosmini. Vengono da Kharkiv, tra le città più colpite dalla guerra, e dal 2022 – da oltre quattro anni – la Federazione italiana taekwondo li ospita al centro di preparazione olimpica Giulio Onesti. Prima di arrivare in Italia si conoscevano soltanto come avversari: si erano contesi lo stesso posto in nazionale e la stessa qualificazione all’Europeo. Oggi servono agli stessi tavoli, si dividono il bancone e la sera rientrano nella stessa struttura.

Vedono due uomini armeggiare dentro una macchina, li invitano ad allontanarsi, quelli rifiutano. Uno fugge. Sasha blocca l’altro con una mossa vicina al placcaggio del rugby, viene morso e lo tiene fermo fino all’arrivo dei carabinieri.

Sasha pratica il taekwondo da quando aveva otto anni, e da quello sport dice di aver imparato soprattutto la pazienza e la capacità di tenere la testa sotto controllo. Sono le qualità che le classifiche ignorano e che restano più a lungo dei risultati: sapere quando fermarsi, dosare la forza, decidere con lucidità quanta metterne. Vale anche per Kosak: per anni si sono affrontati per la stessa maglia azzurra, oggi, dopo la fuga dalla guerra, sono amici che condividono lavoro e giornate.

Sasha lo racconta con semplicità: «Un gesto non da eroe ma di civismo, in fondo l’Italia ci ha accolto dalla guerra».

In quella frase c’è più di una cortesia verso il Paese che lo ospita. Chi è stato accolto impara a considerare casa il posto in cui vive, e a prendersene cura anche in una sera qualunque, quando meno se lo aspetta.

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