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La firma che tiene aperto il campo

Dietro un adempimento fiscale c’è una domanda più grande: quale sport scegliamo di far vivere.

Il 30 settembre è una data che molte piccole società segnano sul calendario accanto a quelle delle partite. Rappresenta il termine ultimo per le associazioni sportive dilettantistiche che vogliono ancora rientrare nel 5 per mille 2026: chi ha lasciato passare l’iscrizione di primavera può recuperare versando 250 euro con il modello F24 Elide. Una seconda occasione, pensata per chi vive tra allenamenti e trasferte.

Dentro quel modulo si nasconde un meccanismo che racconta molto sullo sport di base. Il 5 per mille lo decide un cittadino, con una firma sulla dichiarazione dei redditi, destinando una quota di imposta che verserebbe comunque. Diciotto milioni di italiani ogni anno compiono questo gesto. E una parte sceglie la società del quartiere: il campetto dove giocano i figli, la palestra dove l’allenatore riceve un rimborso simbolico, la squadra che accoglie anche chi fatica a pagare la quota.

Il contributo raggiunge società con caratteristiche precise. La legge chiede un settore giovanile e un’attività rivolta in prevalenza agli under 18, agli over 60 o alle persone in condizioni di svantaggio fisico, economico o sociale. Lo Stato, così, sostiene per prima cosa lo sport che include: premia chi tiene aperta la porta, prima ancora dei risultati.

Qui si apre una distanza. Per ricevere quella firma serve essersi iscritti, comparire nel registro, aver rispettato una scadenza. Migliaia di realtà fanno ogni giorno esattamente ciò per cui il contributo esiste – allenano ragazzini, accolgono anziani, aprono le porte a tutti – e per riceverlo devono anche saperlo certificare in tempo. Per una piccola società, tenere in ordine le carte è diventato parte del prendersi cura dei propri ragazzi quanto tracciare le linee del campo prima della gara.

Un 4,3 per mille al posto del 5

C’è poi un secondo scarto. Il 5 per mille ha un tetto. Nel 2024 i contribuenti avevano scelto di destinare 603,9 milioni di euro; il limite fissato a 525 milioni ne ha trattenuti 79, e alle associazioni è arrivato di fatto un 4,3 per mille al posto del 5 dichiarato. La volontà di milioni di persone onorata per quattro quinti. Dal 2026 la legge di bilancio ha alzato quel tetto a 610 milioni: un passo perché la firma di chi sceglie valga quanto pesa.

Tutto si concentra in un gesto di fine settembre: un legale rappresentante che controlla se la sua società è nell’elenco, un codice tributo, una casella firmata nel 730. Da lì passa una parte del bilancio con cui, la prossima stagione, quella società pagherà i palloni, la benzina del pulmino, l’affitto della palestra.

Le date da tenere a mente

Le iscrizioni ordinarie al 5 per mille 2026 si chiudevano il 10 aprile, per via telematica tramite il portale del CONI. Le società già presenti nell’elenco permanente pubblicato dal CONI restano accreditate in automatico e non ripresentano domanda. Chi è rimasto fuori ha tempo fino al 30 settembre per rimediare (remissione in bonis), versando 250 euro con modello F24 Elide, codice tributo 8115.

Come un cittadino la destina

Nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi) c’è un riquadro dedicato al «sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche». Una firma in quello spazio assegna il proprio 5 per mille allo sport. Sotto la firma si può aggiungere il codice fiscale di una società precisa: è così che il contributo raggiunge il campo che si ha in mente.

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