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La casella giusta

Nel cinque per mille dello sport i grandi club non compaiono: a raccogliere le firme sono piccole realtà.

Ogni anno, compilando la dichiarazione dei redditi, milioni di italiani scelgono a chi destinare il cinque per mille. È un gesto piccolo — una firma, un codice fiscale — eppure dice con precisione dove va a posarsi la fiducia delle persone.

Nella sezione dedicata allo sport non compaiono i nomi che riempiono i giornali, ma associazioni dilettantistiche, piccole scuole sportive, realtà locali quasi invisibili al grande pubblico. Tra i primi in classifica c’è lo Sci Club Castel di Sangro Evolution: oltre novantamila euro raccolti in un paese di montagna dell’Abruzzo. Sono cifre che altrove non farebbero notizia, ma che per una società dilettantistica possono decidere se una stagione si farà oppure no.

I grandi club fanno a meno del cinque per mille: hanno i diritti televisivi, gli sponsor, i fondi d’investimento. Le realtà che compaiono in questa classifica, invece, hanno i soci, e spesso anche qualcuno che non riesce a permettersi la quota. Quel contributo serve a pagare le spese dell’attività e a tenere dentro chi, altrimenti, resterebbe fuori.

Ma la parte più interessante di questa classifica riguarda lo sport come strumento di inclusione. Liberi Nantes è una squadra di calcio nata a Roma nel 2007, composta interamente da rifugiati e richiedenti asilo: giocatori arrivati da ventisette nazioni diverse, che durante la settimana si allenano e la domenica giocano nei campionati dilettantistici del Lazio. Per molti di loro quel campo diventa il primo posto stabile in una vita che, altrove, era andata in pezzi.

Briantea84 è nata a Cantù nel 1984 e da oltre quarant’anni porta avanti un progetto di basket in carrozzina e discipline paralimpiche diventato un modello riconosciuto in tutta Europa: non solo squadre e risultati, ma percorsi educativi che entrano nelle scuole e mettono al centro la persona, prima dell’atleta.

C’è una coerenza, in questa classifica. Le persone mettono la firma per sostenere ciò che riconoscono come necessario e insieme fragile: il campo di periferia, la carrozzina che scivola sul parquet, quello sport che, senza far rumore, tiene insieme le persone.

I Mondiali riempiono gli stadi e gli schermi di mezzo mondo; Liberi Nantes allena i suoi rifugiati su un campetto romano. Sono due cose diverse, e va bene così: non tutto ciò che conta ha bisogno di una tribuna piena.

Fonti:

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