Morto a 89 anni il re di Norvegia, poche settimane dopo aver abbracciato la sua nazionale. Storia di uno sport che tiene insieme un popolo.
Poche settimane fa, nel cortile del Palazzo Reale di Oslo, un re di ottantanove anni ha accolto la sua nazionale di calcio tornata dal Mondiale. Reggersi in piedi ormai gli costava troppo, e restò sul trono: scattò foto, scherzò con ragazzi che avevano l’età di sua nipote. Fuori, una piazza intera batteva il tempo con un tamburo. Un mese e mezzo dopo, il 28 agosto, se n’è andato, e per i norvegesi è stato come perdere un nonno.
Il Paese si è commosso per una sconfitta: al Mondiale la Norvegia si è fermata ai supplementari e per quella squadra resta comunque il miglior risultato di sempre. Nello sport capita spesso di riconoscersi più in una gara persa dando tutto che in tante vinte senza fatica. Ed è una delle cose semplici che una partita sa fare: tenere insieme, per un paio d’ore, migliaia di persone che nemmeno si conoscono.
È questo il punto. Un secolo fa quella nazionale perdeva 11 a 3; oggi gioca i quarti di un Mondiale. Ma la conquista più grande sta altrove che nei numeri del ranking: sta nel senso di appartenenza. Il vecchio re lo ripeteva spesso: in Norvegia ci si deve sentire tutti uguali e ugualmente norvegesi, anche chi è arrivato da altrove. C’è posto per tutti. Una nazionale, in fondo, è la forma più semplice di questa idea: si è uguali perché si porta la stessa maglia, e si diventa popolo mentre si gioca.
Forse è per questo che quella festa poteva somigliare a un addio, e quell’addio a una festa. Contava altro: ciò che lo sport, quando è vissuto bene, lascia dietro di sé. Il piacere di riconoscersi, di stare dalla stessa parte, di ripartire insieme anche quando le cose vanno male. Quel giorno il tamburo batteva ancora, la piazza rispondeva, e il vecchio re, seduto, ascoltava.
Spunto da un post della pagina Facebook «Il Calcio Nordico».
Il re e l’erede Harald V è morto il 28 agosto 2026, a 89 anni: era sul trono dal 1991. Gli succede il figlio Haakon VIII, che ha scelto di conservare il motto di famiglia, «Alt for Norge» (tutto per la Norvegia). Il 13 luglio, poche settimane prima, aveva ricevuto al Palazzo Reale la nazionale reduce dai Mondiali: una delle sue ultime apparizioni pubbliche.
Cent’anni in campo 1908: prima gara ufficiale, Svezia-Norvegia 11-3. 1936: alle Olimpiadi di Berlino la Norvegia batte 2-0 la Germania e conquista il bronzo. 1998: ai Mondiali supera per la prima volta il girone, battendo anche il Brasile. 2026: girone di qualificazione perfetto (compreso il 4-1 all’Italia a San Siro, con Haaland protagonista) e quarti di finale, persi 2-1 con l’Inghilterra ai supplementari.
Foto: Fredrik Gedde-Dahl

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