A Taranto un impianto nuovo rischia di chiudere a Giochi finiti. La storia di sempre: si costruisce per fare vetrina.
A Taranto una piscina nuova, l’impianto simbolo dei Giochi del Mediterraneo in programma dal 21 agosto, rischia di chiudere appena finite le gare: è costata decine di milioni, e tenerla aperta costerebbe troppo. A Roma, invece, il Comune festeggia: i grandi eventi sportivi degli ultimi anni avrebbero portato miliardi di euro alla città, e il sindaco già li usa come biglietto da visita per candidare la capitale alle Olimpiadi.
Due notizie opposte — uno spreco e un successo — dicono la stessa cosa cioé che un evento si giudica dai soldi che muove: notti d’albergo, ristoranti, presenze. Numeri veri, a volte enormi, ma sono quelli del turismo e non dello sport. Raccontano cosa succede intorno al campo nelle settimane in cui fa notizia. Su cosa resta dopo, tacciono.
Il «dopo» ha già un volto
A Taranto il “dopo” ha già un volto. Massimo Ferrarese, il commissario dei Giochi, aveva proposto due vasche più piccole, utili agli allenamenti tutto l’anno e le gare a Bari. Gli hanno risposto di no: doveva essere l’opera simbolo. Così è nato un monumento che rischia di restare vuoto. Utile a chi guarda, non a chi si allena.
Nei convegni si ripete una parola: eredità. Ma l’eredità di un evento non è l’incasso di due settimane. È ciò che la gente potrà usare l’anno dopo, e quello dopo ancora. Un impianto che apre per la cerimonia e chiude per i costi non lascia un’eredità: lascia un peso.
Il conto che nessuno fa
E poi c’è il conto che nessuno fa. Un evento costa centinaia di milioni. Con una piccola parte si sistemerebbero le palestre scolastiche fredde d’inverno, i campi di quartiere senza luce, gli spogliatoi chiusi da anni. Posti che non finiscono mai in tv, ma che servono ogni pomeriggio ai ragazzini che non giocheranno mai una finale.
Un campetto illuminato la sera, con una rete nuova e qualcuno che lo tiene aperto, tiene insieme un quartiere più di uno stadio acceso due settimane d’estate. La qualità di un impianto non si vede il giorno dell’inaugurazione, ma tutti i giorni. Si vede nei giorni normali, quando non c’è nessuno a raccontarla.
| I Giochi del Mediterraneo Nati nel 1951, riuniscono di norma ogni quattro anni gli atleti dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum: una via di mezzo tra la festa sportiva e il gesto diplomatico, pensata per far dialogare tre continenti attorno allo stesso bacino d’acqua. Non hanno l’eco delle Olimpiadi, e forse è questa la loro misura più giusta: competizioni a scala umana, dove conta più il legame tra sponde vicine che il record assoluto. L’edizione del 2026 tocca l’Italia e sceglie Taranto, città spesso ricordata per le sue ferite industriali e qui rimessa al centro da un evento sportivo. Al via il 21 agosto, porta in Puglia migliaia di atleti da 26 Paesi, in decine di discipline. |

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