Certamente il gioco è una cosa seria. Accompagna la storia dell’umanità e ne custodisce la dimensione dinamica, libera, poetica. Movimenti disinteressati per crescere e diventare se stessi, espandendo la vita. È una dimensione talmente radicata nelle attività sportive, che resiste ad ogni tentativo di manipolazione.
Certo patisce gli influssi negativi dell’interesse economico, delle logiche di potere e di mercato, dell’inganno e della corruzione.
Tuttavia l’umana dimensione ludica, annidata nel profondo di muscoli e tendini, è sempre resiliente.
Un esempio “mondiale” è rinvenibile nell’evento culmine del campionato di calcio, “del gioco del calcio”, svoltosi in Messico, Canada e Stati Uniti.
Al netto dell’hydration beak a scopi pubblicitari, dell’intervallo tra i due tempi dilatato per fare spazio allo show business, dei gesti antisportivi degli sconfitti con rissa finale e indecente comportamento alla premiazione (spalle rivolte verso i vincitori), della tragicomica comparsata del presidente nordamericano che si imbuca dappertutto, i gesti degli atleti in campo e la partecipazione corale dei tifosi sugli spalti, hanno mantenuto vivo lo spirito del gioco.
Ci sono cose che non hanno prezzo e la gratuità dell’arte, della poesia, del gioco, va tutelata.
Da questa dimensione scaturiscono, infatti, la bellezza e la passione, l’appartenenza e la condivisione, la maturità e la crescita.
La gratuità apre il cuore e permette di essere accoglienti, rispettosi degli altri, che sono ovviamente diversi da noi.
Accoglienti del possibile errore altrui, dell’eccesso di foga e delle scuse sincere. Accoglienti della migliore prestazione realizzata dall’avversario, riconoscendo il valore di un impegno che appartiene anche agli sconfitti; accoglienti dell’esultanza dei vincitori e dello sconforto dei perdenti, capaci di godere la poesia del gioco, il suo fascino profondo, il gesto atletico, libero, senza padroni.

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