A Firenze, da settembre, dieci sportelli gratuiti di psicologia dello sport in impianti comunali. Per atleti, allenatori, famiglie e dirigenti.
Da settembre, in nove impianti sportivi comunali di Firenze e in un ufficio di quartiere raggiungibile su prenotazione, aprono dieci sportelli gratuiti di psicologia dello sport. La fase sperimentale durerà fino a giugno 2027. È una notizia piccola, geograficamente, ma il senso che contiene è più largo.
Il dettaglio è chi può accedervi: tutto l’ecosistema umano che ruota attorno a una società sportiva, dagli atleti, ai familiari, agli allenatori, ai dirigenti di società… Per la prima volta si riconosce esplicitamente che lo stress nello sport abita sì il campo o la palestra durante una competizione, ma anche nelle tribune, negli spogliatoi, nelle riunioni di consiglio, nelle conversazioni difficili tra genitore e figlio nel tragitto di ritorno dopo una sconfitta.
C’è poi il “gesto” dell’itineranza. Uno sportello che va incontro e che non aspetta chi bussi: si sposta negli uffici dei quartieri, va verso le persone. È un cambio di paradigma culturale preciso: chiedere aiuto ha ancora un costo simbolico enorme nel mondo dello sport, ammettere la fatica psicologica viene ancora letto, spesso, come debolezza. Uno sportello che si avvicina toglie la scusa della distanza.
Per decenni si è chiesto allo sport di fare educazione, di costruire carattere, di insegnare a perdere. Si è caricato l’allenatore di una responsabilità pedagogica enorme, spesso senza dargli strumenti. Si sono mandate le famiglie a bordo campo senza prepararle al ruolo che avrebbero avuto. Il benessere psicologico era un problema privato, da risolvere in privato.
Firenze sta dicendo che quella responsabilità è collettiva. Che una società sportiva sana ha bisogno, come ha bisogno di un campo e di un allenatore, anche di qualcuno che sappia leggere quello che succede dentro le persone.

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