Un nuovo master a Genova forma i mestieri che stanno dietro lo sport.
A Genova, da gennaio, parte un master per i mestieri che stanno attorno agli atleti. Si chiama International Sports Business Strategist, nasce nel Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali, e insegna ciò che tiene in piedi una squadra oltre il risultato: marketing, bilanci, organizzazione di eventi, sponsorizzazioni, perfino l’uso dell’intelligenza artificiale. Presentandolo, il coordinatore Bruno Barba ha fotografato il settore con due tratti: chi ci lavora è in prevalenza uomo e avanti con l’età.
Accanto a questa fotografia se ne può mettere un’altra, quella dell’estate appena chiusa. Nadia Battocletti che domina i 10.000 metri a Birmingham, Sara Curtis che riscrive il record dei 50 dorso, Chiara Pellacani con cinque ori nei tuffi, Manila Esposito sul podio della ginnastica. Le atlete azzurre hanno riempito i medaglieri. Poi lo sguardo scende dalle piste alle scrivanie, e il quadro si rovescia.
Le donne sono il 31,5% dei tesserati, e la quota sale da dieci anni. Salendo verso i posti che decidono, però, la presenza si dirada a ogni gradino: le allenatrici nei club di vertice sono il 3,1%, i manager donna il 7,3%, le presidenti degli organismi sportivi il 4,5%: cinque su centodieci. Una piramide larga alla base e strettissima in cima.
Il paradosso vive qui. Lo stesso movimento che porta una ragazza a vincere in mondovisione, quando quella ragazza chiude la carriera, di rado la accompagna verso la panchina o la dirigenza. Il talento viene celebrato sul podio e poi lasciato a cavarsela da solo appena fuori dal campo. Formare una nuova leva a queste professioni diventa allora un’occasione concreta, a una condizione: che tra quei banchi siedano anche le ragazze, e che imparino a occupare i posti dove oggi arrivano in poche.
Chi frequenta le società conosce l’ostacolo. I percorsi da dirigente si riempiono spesso di ex atleti uomini, per abitudine e per rete di conoscenze già pronte. Spostare quell’equilibrio chiede più di un corso aperto a tutti. Chiede che qualcuno, dentro una società, dica a una ventenne che il suo futuro nello sport continua anche dopo l’ultima gara: da allenatrice, da dirigente, da manager.
Il primo test arriverà con le iscrizioni. L’elenco degli ammessi dirà, con più chiarezza di qualsiasi dichiarazione, quante ragazze hanno pensato che dietro lo sport ci fosse una scrivania anche per loro.
La piramide, in cifre
Secondo la ricerca Sport e Parità di genere 2025 di Sport e Salute, sui circa 310 mila lavoratori dello sport le donne sono il 34,8%. Nei ruoli tecnici e di vertice la quota scende molto: arbitre all’11% nelle leghe principali, allenatrici delle Nazionali al 7% (9 su 117), segretarie o direttrici generali al 15,6%. Fa eccezione la politica locale, dove le assessore allo Sport nelle Regioni arrivano al 57,2%.
Il master in breve
È un master di primo livello, in partenza a gennaio 2027, con quattro visite in Italia e una all’estero, un tirocinio e un project work. Nasce come proseguimento della laurea triennale Pogis (Politiche, governance e informazione dello sport), attiva dal 2023. Secondo l’annuncio di lancio, i posti sono quaranta e le candidature si chiudono il 12 novembre.

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