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Sotto lo stesso tetto

La federazione olimpica del taekwondo accoglie la scuola per la variante ITF, separata da mezzo secolo. Le due famiglie resteranno distinte, ma non più estranee.

Il taekwondo arrivò in Italia a metà degli anni Sessanta con un docente coreano dell’Università di Napoli. Sun Jae Park era giunto dalla Corea nel 1958 e insegnò la sua lingua all’ateneo napoletano dal 1959 al 1978. La FITAE-ITF lo ricorda tra i pionieri che portarono il taekwondo in Italia; la FITA lo ha avuto come presidente dal 1998 al 2016.

A metà degli anni Settanta alcuni maestri, dal Sud alla Sardegna, scelsero di restare con lo stile del generale Choi Hong Hi, fondatore dell’ITF. Da allora hanno insegnato e fatto gareggiare i loro allievi lontano dalle gare olimpiche.

Ora la Federazione italiana taekwondo ha avviato il percorso che porterà al suo interno questo settore tradizionale, con le sue specificità tecniche intatte. Ai Giochi si combatte con il corpetto elettronico e il pugno conta solo sul tronco; nella versione tradizionale il busto resta scoperto e le mani possono raggiungere la testa, purché il colpo sia controllato. Entrambi i regolamenti continueranno a valere.

Molte arti marziali conoscono separazioni simili, e per motivi diversi. Il karate ha visto nascere stili legati a maestri differenti, come lo Shotokan e il Goju-ryu, e due idee opposte di combattimento: quella a punti, presente ai Giochi una sola volta (Tokyo 2020), e quella a contatto pieno del Kyokushin. Nell’aikido e Ki-Aikido, cinque anni dopo la morte del fondatore, Koichi Tohei lasciò l’Aikikai, nel 1974, per dedicarsi al suo Ki-Aikido. Il wushu cinese ha diviso la forma, il taolu, dal combattimento, il sanda. E nel taekwondo la frattura tra le due federazioni mondiali seguì anche il confine fra le due Coree. Lignaggi, regolamenti, successioni, governi: le cause cambiano, e spesso il risultato è una famiglia divisa in case separate.

In Italia si è scelto di mettere insieme senza unificare. Ne guadagnano gli atleti, che trovano più occasioni di gara e di crescita; i maestri, che escono da un circuito chiuso; le federazioni, che si allargano accogliendo chi è venuto prima. E ne guadagnano gli enti di promozione sportiva, che da decenni ospitano stili e palestre rimasti ai margini dei circuiti federali: la loro salute dipende da un sistema capace di tenere insieme realtà diverse, invece di chiedere a ciascuna da che parte stare. Così un ragazzo può cominciare in una palestra di quartiere e arrivare dove il talento lo conduce, senza cambiare maestro.

Quando Park scomparve, nel febbraio 2016, l’allora segretario generale della FITA lo ricordò come un uomo sempre orientato al futuro. Era Angelo Cito, oggi presidente federale. Dieci anni dopo, è lui ad aprire la porta all’altro ramo della stessa storia.

La scheda · L’incontro di Roma

Il percorso è partito il 26 settembre alla Scuola dello sport del Centro di preparazione olimpica Giulio Onesti di Roma. Il presidente della FITA, Angelo Cito, ha incontrato le associazioni affiliate alla FITAE-ITF, guidata da Rachele Fogli. Secondo la federazione, il progetto guarda in particolare alle nuove generazioni. Il comunicato federale non indica ancora tempi e regole del nuovo settore. La FITA è prima nel ranking 2026 di World Taekwondo, su 215 federazioni affiliate.

La scheda · Il disgelo nel mondo

Il 21 agosto 2014 la federazione mondiale olimpica e l’ITF hanno firmato un protocollo d’intesa. L’anno dopo, a Čeljabinsk, in Russia, la squadra dimostrativa ITF si è esibita alla cerimonia d’apertura dei Mondiali olimpici. Le esibizioni comuni si sono poi ripetute ai Mondiali di Muju nel 2017, e nel 2018 a margine dei Giochi invernali di PyeongChang e a Pyongyang. Dopo la morte di Choi, nel 2002, l’ITF si è divisa a sua volta in tre organizzazioni.

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