Vivo lo sport

siamo vivi? siamo sportivi

anziani, lampadina

Salire su una sedia

In Italia si vive in media 83,7 anni, ma in buona salute solo fino a 58: quei venticinque anni di differenza dipendono anche dallo sport di base.

Cambiare una lampadina vuol dire salire su una sedia, e fino a una certa età nessuno ci pensa due volte: un piede sale, il braccio si allunga, in quindici secondi è finita. Più avanti quello stesso gesto comincia a somigliare a un esame, perché il piede deve trovare un appoggio sicuro, una mano cerca il tavolo e le gambe devono reggere il peso mentre la testa si alza e l’equilibrio si sposta. Finché la prova riesce, una persona resta padrona della propria casa. Quando comincia a non riuscire più, il primo segnale non è il medico, è la telefonata al figlio, che poi diventa un’abitudine e un piccolo pezzo di autonomia lasciato per strada.

Le cifre su quel tratto di vita sono note e raramente vengono lette insieme: in Italia si arriva in media a 83,7 anni, ma in buona salute se ne vivono circa 58. Di mezzo corrono venticinque anni, in cui la giornata si gioca su cose minime e decisive: la spesa portata al secondo piano, la scarpa allacciata stando in piedi, ripararsi sul gradino del portone quando piove. Quanto siamo attrezzati per affrontae questi anni, lo dice un altro numero: il 37 per cento degli italiani oltre i sessantacinque anni non pratica alcuna attività fisica, e meno della metà raggiunge i centocinquanta minuti settimanali indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità come soglia minima, che sono due ore e mezza spalmate su sette giorni, poco più di venti minuti al giorno.

Chi è cresciuto allenandosi, porta con sé un sapere che nessun esame clinico registra, e che vale soprattutto quando i muscoli cominciano a cedere: ha imparato a leggere la propria fatica. Riconosce il respiro corto che viene da un passo troppo veloce e lo distingue da quello che avvisa di un problema, sa che un muscolo indolenzito il mattino dopo una corsa passerà da solo, mentre un dolore che punge mentre si corre, va ascoltato subito. È una competenza che si costruisce da ragazzi e torna buona a settant’anni, quando bisogna decidere se una stanchezza vada attraversata o rispettata. Chi non l’ha mai esercitata, nel dubbio rinuncia, e rinunciando si muove sempre meno.

Qui si apre il limite più serio del nostro sport di base, che quella competenza la trasmette bene ma per poco tempo, perché tutto il lavoro di una società sportiva è organizzato intorno ai campionati e si esaurisce con l’ultima categoria giovanile. Un uomo di settantadue anni che volesse tornare a muoversi in una palestra di quartiere troverebbe orari costruiti per chi gioca, iscrizioni pensate per chi gareggia e dirigenti preparatissimi su una fascia d’età che non è la sua: non per disinteresse, ma perché l’offerta è nata così e nessuno l’ha mai ridisegnata. Le esperienze che provano a cambiarla esistono, sono poche e vivono spesso in orari che le palestre considerano vuoti, il primo mattino e il primo pomeriggio.

La questione è seria: quanti dei ragazzi tesserati dieci anni fa si muovono ancora oggi e chi dovrebbe occuparsi del benessere di chi ha smesso di praticare una mobilità salutare. Nessuna classifica lo misura, nessun campionato assegna punti per questo. La passione per lo sport richiede a tutti una decisione molto consapevole: continuare a riempire il calendario serale o aprire una porta anche al mattino, sapendo che quella porta può migliorare venticinque anni di vita a chi la attraversa.

La scheda · Cosa chiede l’Oms dopo i sessantacinque anni

Le linee guida pubblicate nel 2020 dall’Organizzazione mondiale della sanità non si fermano ai minuti di cammino. Oltre all’attività aerobica, dopo i sessantacinque anni, raccomandano esercizi di potenziamento muscolare almeno due giorni alla settimana e almeno tre giorni di attività multicomponente, cioè sedute che uniscono lavoro aerobico, rafforzamento ed equilibrio, con un obiettivo dichiarato: migliorare la capacità funzionale e ridurre il rischio di cadute. Sulla sedentarietà non viene fissata una soglia in ore, ma si chiede di ridurre il tempo trascorso immobili, ricordando che anche l’attività leggera porta benefici. In concreto, la passeggiata quotidiana da sola non basta: la forza e l’equilibrio vanno allenati a parte e difficilmente si imparano senza qualcuno che corregge.

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